Sessismo “civile” e civiltà del sessismo

 Rea di aver chiesto un documento d’accompagnamento all’abbonamento elettronico, la capo treno viene investita da una serie di lamentele apparentemente civili dall’uomo che per educazione e posizione non è avvezzo a usare scurrilità , ma per attitudine personale – sospetto coltivata nel compiacimento – ama prevaricare, arrogante e supponente. Pesante e pressante l’uomo concatena in un crescendo di ostilità una lagnanza dietro l’altra che solo per decenza non sfocia nel motteggiante “piove, Governo ladro”. La capo treno ribatte puntuale ad ogni querimonia, citando regolamenti, doveri e facendo appello al buon senso persino, cercando spazio di parola tra il pressing del pendolare che chiaramente non vuole risposte, ma deferenti scuse per l’ingiustizia che governa il mondo e colpisce lui innanzitutto. Non ottenendo soddisfazione alcuna, l’uomo va sul personale, lancia accuse d’arroganza alla donna, incassate senza batter ciglio che è abituata lei, sui treni, a tenzoni ben più impegnative. Nella sconfitta dell’indifferenza, si palesa definitiva la miseria del tizio che con ghigno beffardo, strizzando gli occhi per focalizzare il bersaglio, spara la carta del sessismo: “Perché voi donne avete sempre una marcia in più, non è vero?!” E sorride beffardo in attesa del premio, ma si porta a casa solo un civile e immeritato: “Passi una buona giornata.”

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Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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29 risposte a Sessismo “civile” e civiltà del sessismo

  1. quarchedundepegi ha detto:

    Sicuramente quei poveretti che devono controllare, fanno una scuola tipo quella dei politici… che riescono ad “incassare” senza batter ciglio.
    Buon viaggio.
    Quarc

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  2. Gisella ha detto:

    Nessuno è intervenuto?

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  3. alidivelluto ha detto:

    La frustrazione di alcuni non merita neppure la nostra attenzione

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  4. ma alla fine, per essere fini, l’ha cagata fuori ‘sta carta d’identità o no?!?

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    • Pendolante ha detto:

      Ma certo! Glie l’ha data subito, prima di cominciare la sua solfa. Il tutto è nato proprio dal dover ottemperare ad una richiesta (legittima) della capo treno

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    • no, perché vorrei anche aggiungere che sarebbe utile che i viaggiatori fossero a conoscenza del regolamento di viaggio, di diritti e doveri: il buon senso spesso non lo sostituisce, certo, ma di fatto nel momento in cui acquisti un abbonamento firmi per accettazione del regolamento stesso.
      l’aggravante, a prescindere, è il sessismo: non lo immagino diverso sul posto di lavoro o a casa

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      • Pendolante ha detto:

        Sarebbe buona norma sì, così eviteresti di fare figure come questo tizio che ha sbottato “Non me lo avevano mai chiesto…” Quindi? Se non ti chiedono la patente vuol dire che non la devi avere per guidare? Comunque sono più che certa che sia anche peggio a casa e sul luogo di lavoro … a meno ché non abbia una capa donna che lo fa (giustamente) soffrire (scusa il sadismo)

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  5. massimolegnani ha detto:

    splendida la capotreno, irritante l’uomo che usa la “civiltà” come un’arma impropria.
    ml

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  6. tiZ ha detto:

    ma tutta st’energia a primma mattina??

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  7. stravagaria ha detto:

    Lavoro ingrato quello di lei, vita ingrata quella di lui. Forse. O forse solo un pessimo carattere…

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  8. Miss Fletcher ha detto:

    Che fatica, la capo treno… però lei sa reagire nel modo giusto, a quanto legga.

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  9. Guido Sperandio ha detto:

    A Milano, che è quella dell’Expo per intenderci, la metropoli all’avanguardia, i controlli sui mezzi pubblici sono presso che inesistenti, a evitare spiacevoli episodi di lesa maestà e reazioni verbali (per il passato anche manesche). Così, intere famiglie, la donna rigorosamente velata e tre o quattro frugoletti oltre al capofamiglia, carrozzina compresa – salgono e scendono tranquillamente e possono viaggiare gratuitamente. Capita di vedere cinesi caricare grosse balle di mercanzia, il filobus stavolta convertito a furgone industriale.
    Le vecchiette nazionali che, malferme e ansimanti, fendono i grumi di persone pur di raggiungere la macchinetta che timbra i biglietti e i soliti quattro abbonati ringraziano l’Azienda dei trasporti per l’opportunità offerta di coprire sebbene in minima parte il disavanzo.

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    • Pendolante ha detto:

      In un paese civile non dovrebbe esserci bisogno di controllori. Una percentuale molto più alta della popolazione prenderebbe o mezzi pubblici (puntuali e funzionanti) e tutti pagherebbero il biglietto sentendosi in dovere di farlo

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  10. Lisa Agosti ha detto:

    Che mito questa donna! I cafoni non mancano mai. Ha fatto bene a non degnarsi di rispondere se non con un “passi una buona giornata” che suona come un “non ti meriti neanche che stia qui a spiegarti quanto sei scemo”.

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  11. Safranina ha detto:

    O tutti a lamentarsi che non ci sono abbastanza controlli ma poi quandl tocca a loro tira l fuori la meschinità più assoluta..

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