La casa stazione


La casa stazione è un villino a due piani. Ha un sotto ed un sopra, taverna e mansarda. All’attico stanno binari e rotaie, in garage un passaggio per spostarsi sicuri. Non è prima classe restare di sopra, non è degradante aspettare di sotto. È un fatto di clima, non proprio di voglia. Col gelo atmosferico e l’aria che smuovo i treni passando, la pelle del viso si crepa arrossata. Svolazzano sciarpe, s’incassano i colli, si chiudono occhi che lacrimano. Così i pendolari d’inverno aspettano il treno al piano inferiore, addossati a pareti, che a bloccare le scale in gruppetti di pochi sono i viaggiatori occasionali e sbadati presi a spallate o a male parole da chi scende in fretta o in fretta risale. A ondate seguenti si svuota di sotto e si riempie di sopra di gente che parte e in senso contrario di gente che arriva e nei tempi morti – tra andate e venute – quei brevi silenzi di spazi in disuso, alcuni minuti di quieta domestica, di pochi abitanti, che in casa stazione non durano a lungo: il tempo d’arrivo di un nuovo convoglio.

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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8 risposte a La casa stazione

  1. “palle del viso” è un lapsus freudiano da t9?😉

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  2. stravagaria ha detto:

    Divago un po’ ma il tuo post mi ha fatto pensare che mi sono sempre domandata come sia vivere in quelle casette adiacenti la stazione, forse costruite per il personale fisso di un tempo. Le guardo sempre con curiosità, con quelle finestre severe che danno sulle rotaie e mi domando chi stenda quel bucato e si affacci ad aspettare l’arrivo dei treni.

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  3. Tratto d'unione ha detto:

    È “un fatto di clima e non di voglia”. Colgo, in mezzo a una quantità di onde poetiche, la citazione: Eskimo di Francesco Guccini

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  4. Miss Fletcher ha detto:

    In qualche modo bisogna pur difendersi, dal caldo o dal freddo… questa sembra un’ottima soluzione.

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