Freno, guanti, pronto?

Il primo caffè della mattina alla stazione d’arrivo. Appollaiata sullo sgabello, tazzina alle labbra, il suono del cellulare, un nome che sorprende e vagamente allarma sul display. Un “pronto” più interrogativo del dovuto. Confusione in sottofondo, rumore di strada, vociare di bambini. “Mi ero dimenticato di tua figlia!”
Iniziamo bene.
“Sono tornato a prenderla, ma lei uscendo ha chiuso fuori casa F.
Fantastico! F., colui che condivide con me la responsabilità di nostra figlia, l’appartamento, una buona fetta di vita, nonché un certificato di matrimonio, se ne sta febbricitante sul pianerottolo del condominio ad attendere soccorsi.
Io in un’altra città.
L’amico che si sta occupando in emergenza della migrazione casa-scuola della pupa, da l’allarme allarmato. Ringrazio, riattacco, chiamo colei che ha le chiavi di riserva e mentre mi dirigo verso la bici tento di ricordare com’era la vita quanto non c’erano i cellulari. Apertura del lucchetto, sistemazione delle borse nel cestino, berretto, guanti e parto.
Trecento metri.
Suona il cellulare. Frenata lunga che i freni sono rotti, apro la borsa, tento di rispondere, non riesco, tolgo i guanti. Numero sconosciuto. Pronto?! F. è in casa del vicino, tutto bene, si ho chiamato, adesso arriva. La piccola sarà da consolare che si è sentita in colpa a chiuderlo fuori. Provvederò al ritorno. Spengo, infilo il cellulare nella borsa, rimetto i guanti. Riparto.
Ottocento metri.
Suona il cellulare. Frenata lunga più di prima che avevo preso velocità, apro la borsa, tento di rispondere, non riesco, tolgo i guanti. L’amico allarmato assicura di aver consegnato la piccola alle maestre, chiede notizie del malato, se è da soccorrere. Tutto a posto, è al caldo, le chiavi arrivano. Spengo, infilo il cellulare nella borsa, rimetto i guanti. Riparto.
Un chilometro.
Suona il cellulare. Frenata mezza coi piedi, apro la borsa, mi strappo i guanti. F. è in casa. Le chiavi sono arrivate a tempo di record. Bene, a posto, ciao. Non chiamatemi per le prossime dodici ore.
Riparto.
8.30 del mattino.

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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34 risposte a Freno, guanti, pronto?

  1. Tratto d'unione ha detto:

    Aiuto che caos!!! 🙂

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  2. Fancyhollow ha detto:

    😂😂😂la vita in diretta

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  3. Gisella ha detto:

    Non capisco la dinamica. Come ha fatto a chiuderlo fuori se era dentro febbricitante? ☺
    Beh, forse sarà uscito ad accompagnarla. Comunque, tranquilla, va tutto bene. 😆

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  4. alidivelluto ha detto:

    Sai come si dice… chi ben comincia… 🙂

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  5. stravagaria ha detto:

    E poi… spero che i contrattempi si siano concentrati in quella mezz’ora mattutina! Ma guarda che bel post dinamico che ne è uscito 😂😂 spero che la tua metà sia tutta intera e in via di guarigione 😉

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  6. Pensieri rotondi ha detto:

    Hai reso l’idea! Scusa se rido 😉

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  7. Affy ha detto:

    A me quelle frenate con i piedi mettono ansia!
    … tutto è bene quel che finisce bene, sospiro di sollievo per te 😉
    un abbraccio da Affy

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  8. Guido Sperandio ha detto:

    Troppo facile fare delle battute. In ogni caso, meglio evitarle. Anche se, mano a mano aumenta il tempo dall’accaduto, anche il tuo spirito di accettazione si suppone aumenti.

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  9. tiZ ha detto:

    Che ansiaaaaaaaa

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  10. Miss Fletcher ha detto:

    Oh, caspita, che fatica! Comunque il cellulare a volte è una vera salvezza, ormai ci siamo abituati ma non tanto tempo fa era tutto diverso, come sappiamo.
    Stasera tutti tranquilli, eh? Nessuno sul pianerottolo, mi raccomando!

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  11. Lisa Agosti ha detto:

    La giornata è iniziata bene insomma! Era meglio se stavi al calduccio sotto le coperte! 😀

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