L’uomo che parla

Marrone nei pantaloni, maglione e capelli. Un monocromatismo fuori stagione che chiama per nome la tristezza, ma si addice alla giornata grigia che sa di pioggia.
Parla da solo, con la sigaretta, con la ringhiera del sottopassaggio, coi pendolari che vanno, coi viaggiatori che aspettano.
Parla coi due ragazzi africani seduti per terra che l’emarginazione non ha latitudine, ma quelli si fanno forza dell’essere in coppia e snobbano altezzosi la sua solitudine. A volte essere sporchi e brutti è anche esser cattivi, ma per circostanza, raramente per voglia.
Parla.
Ferma i passanti, farfuglia ragioni, chiede moneta, barcolla, fornisce opinioni. Inascoltato si isola al limite del binario, infila incerto la porta del bar. Sparisce, inghiottito dalla vetrata scura che, nascondendolo, rimanda solo il riflesso di rotaie e silenziosa gente in attesa sui binari.

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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17 risposte a L’uomo che parla

  1. Si dice che il desiderio più grande di qualunque essere umano sia di essere ascoltato. Passiamo la vita a cercare di realizzarlo, è difficile per tutti, per qualcuno di più.

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  2. marcello comitini ha detto:

    Complimenti, hai scritto un bel brano poetico, ricco di immagini e di spunti di riflessione. Buona giornata in questo grigio diffuso! 🙂

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  3. stravagaria ha detto:

    Queste solitudini mettono grande tristezza, spero che alla prossima fermata ci sia qualcuno ad aspettare.

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  4. Guido Sperandio ha detto:

    Gran bella fotografia. Le parole che seguono ci sono dentro tutte.
    (Per oggi sei a posto, puoi dirti di avere assolto il compito. Promossa: 7+)

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  5. milesweetdiary ha detto:

    Forse aveva solo bisogno di compagnia e di essere ascoltato. Saper ascoltare è dote non così diffusa…

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  6. massimolegnani ha detto:

    desolante quest’uomo che descrivi con una punta di affetto (così mi sembra) esente da condanne.
    eppure, perdonami, a me viene da ridere perchè immagino che in questi giorni potrei essere scambiato per lui, sto studiando un copione per una recita e per farmela entrare in testa ripeto la mia parte, dialoghi, monologhi, a voce alta, ovunque mi trovi, per strada, facendo la spesa, anche aspettando il treno accanto alla bici per andare a pedalare lontano.
    🙂
    ml

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