Il treno nei libri: La testa degli italiani

Beppe Severgnini. La testa degli italiani. Rizzoli, 2005.

Da una pila di libri da bancarella ne cade uno che si apre in una pagina d’inizio capitolo che titola: Il treno, dove molti parlano, pochi ascoltano e tutti capiscono. Mio!

Un manuale per stranieri scritto con l’intento di spiegare loro gli italiani. Non si capisce bene perché il libro sia in italiano. La quarta di copertina però recita “Are you ready for the italian jungle?” Insomma, un’operazione commerciale che gioca sui luoghi comuni e che non ha nessuna attrattiva per me se non quel capitolo che qui vi ricucio nei tratti salienti, omettendo aneddoti, lungaggini e stupidaggini varie che sono sicura possano proprio confortare gli stranieri (che leggono l’italiano ovviamente) nell’immagine preconcetta che hanno di noi.

Il treno, dove molti parlano, pochi ascoltano e tutti capiscono.
Nelle stazioni si nasconde un’Italia interessante. Esiste una stratificazione delle abitudini e dei ricordi che le Ferrovie Italiane non hanno voluto intaccare. Ci ha rimesso l’efficienza del servizio, ma ne ha guadagnato l’atmosfera.
C’è qualcosa di antico nelle divise dei ferrovieri, nelle cravatte allentate, negli impiegati malinconici che si muovono oltre i vetri delle biglietterie, come in un acquario. C’è qualcosa di commovente nei souvenir in vendita qui alla Stazione Centrale di Milano: gondole e conchiglie, santi e madonne, cattedrali e portafortuna. È un’Italia che lascia perplessi noi italiani ma consola voi stranieri, perché conferma le immagini che avete negli occhi: un film neorealista, che non obbliga a faticosi aggiornamenti. […]
Mi piace viaggiare in treno. Leggo, sfondo, scrivo, sopporto quelli che urlano nel telefonino, confidando di vicende più intime all’intero scompartimento che mi vuole sentire. […] Cosa mi piace, dei viaggi in treno? Mi piacciono le partenze, per cominciare. C’è un’umanità che trascina bambini e pacchi, impreca sotto il peso delle valigie, fuma lungo i binari. Qualcuno saluta dal finestrino e si commuove, come in un vecchio film. Forse è una comparsa ingaggiate dalle Ferrovie dello Stato per creare un po’ di atmosfera tra un ritardo dell’altro.
Dei treni è bello anche rumore. Mentre il mondo dei trasporti punta verso l’insonorizzazione, le ferrovie producono ancora un baccano soddisfacente. Niente sferraglia bene come un accelerato che è il treno più lento, nonostante il nome. Niente consola di più della voce che, dopo sei ore di viaggio, comunica l’arrivo in anticipo sull’orario stabilito. Non è un annuncio è un’epifania forse per questo succede una volta l’anno.
I treni italiani sono luoghi confessioni di gruppo e assoluzioni collettive: perfetti, per un paese che si dice cattolico. Ascoltate cosa dice la gente, guardate come gesticola: è una forma di spettacolo. Siamo una nazione dove tutti parlano con tutti. “Uno raggiunge subito una nota di intimità in Italia, e parla di faccende personali” così scriveva Stendhal, e non aveva mai preso un Eurostar.
[pp. 83-86]

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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23 risposte a Il treno nei libri: La testa degli italiani

  1. rodixidor ha detto:

    Questo brano sembra scritto da Pendolante 🙂

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    • Pendolante ha detto:

      Per i contenuti o per lo stile?

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      • rodixidor ha detto:

        Solo per alcuni periodi, che potresti aver scritto tu: “Mi piace viaggiare in treno. Leggo, sfondo, scrivo, sopporto quelli che urlano nel telefonino, confidando di vicende più intime all’intero scompartimento che mi vuole sentire.” Qui sembra descritta la tua attività di cronista nascosta.
        Poi Severgnini come al solito, tenta di attribuire delle caratteristiche che sono le stesse per tutti i viaggiatori nel mondo al folklore italiano, sembra penare di stare ancora ai tempi di Stendhal. La sua tesi non ci piace.
        Preferiamo il racconto quotidiano di Pendolante. 🙂

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  2. Guido Sperandio ha detto:

    Un brano scritto bene, forma e sostanza. Merito della tua oculata selezione? Il resto, dici, non è così?

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  3. marcello comitini ha detto:

    Complimenti per le “ricucite”. Se non ce lo avessi detto saremmo corsi tutti ad acquistare il libro. Brava! Complimenti!

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  4. Miss Fletcher ha detto:

    Non ti piace Severgnini, che strano! Io non ho letto questo libro ma ne ho letti molti altri scritti da lui e mi ha regalato istanti di autentico divertimento per il suo senso dell’umorismo, certi battute lette nei suoi libri sull’Inghilterra me le ricordo a memoria, qui riconosco in pieno in suo stile. Non tutti abbiamo gli stessi gusti, però. Buona domenica Katia!

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    • Pendolante ha detto:

      Non ho detto che non mi piace Severgnini, anzi, ma questo libro non mi attrae particolarmente. per altro è autore di un bell’isdimo resoconti di un viaggio in treno negli Stati Uniti. Buona domenica a te Miss

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  5. stravagaria ha detto:

    Credo che saper ridere di se stessi sia un buon inizio per cambiare anche certi stereotipi che a volte purtroppo lo sono a buon diritto. Tutto il mondo è paese ma ogni paese fa storia a sé. Anni fa ho letto diversi libri di Severgnini e li ho trovati divertenti ma alterni, nel senso che alcuni erano più ispirati e altri mi sono sembrati furbi. Sull’italiano in generale purtroppo però io non ho una buona opinione, devo dirlo con onestà. E qui mi fermo perchè la cosa si fa troppo seria per una domenica mattina…

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    • Pendolante ha detto:

      L’autoironia credo sia importantissima e non ho problemi a ridere (o piangere) dei nostri tanti difetti. Solo che questo libro mi sembra proprio una leggera operazione commerciale e preferisco leggere altro. Poi, anche le leggere operazioni commerciali possono essere divertenti, svaganti e rilassanti. Sugli italiani, Viv sono davvero tante le cose che si possono dire. Rimandiamo a lunedì mattina? 😉

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  6. marco1946 ha detto:

    Buona domenica a tutti!
    Vado a prendere il treno

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  7. tiZ ha detto:

    Più o meno è ciò che proviamo noi pendolari : è il nostro mondo, il nostro spazio e un po’ anche il nostro corpo..

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  8. FIFM ha detto:

    Un po’ #FIFM, un po’ nostalgia

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