L’inclinata

La pioggia ha riempito il treno del primo mattino. Nonostante la folla il vagone tace. Solo un leggero bisbiglio viene dal sedile accanto al mio, oltre il corridoio. La ragazza, forse ventenne, è più che acqua e sapone e il suo candore si esprime nelle mani giunte in grembo, nel piede appoggiato leggermente storto, nella serietà degli occhiali, nei capelli biondi, nel pon pon del berretto bianco che non si è tolta e in quel suo stare inclinata, protesa, verso l’amica di fronte con la quale sta parlando. Nessuna sfrontatezza di decibel in quel dialogo che non ha nulla di segreto, ma molto di educato. Non coinvolge altri passeggeri, non arriva oltre le orecchie delle due coinvolte, non ammorba gli assonnati pendolari. Affascinato dal fenomeno (o forse dalla ragazza), l’uomo che legge Shakespeare si stacca dal suo libro e la fissa a lungo. Il suo sguardo passa davanti al mio viso per ignorarlo e si posa su quello di lei. Il suo interesse sembra quasi scientifico, antropologico, come se il fenomeno di un essere umano che rinuncia alla comodità dello schienale a favore della riservatezza e della civile convivenza, sia al di sopra della sua comprensione. Osserva per un po’, senza alternanza tra le due amiche, ma concedendo la propria attenzione solo all’inclinata, poi rinuncia e si rituffa nelle braccia di Romeo e Giulietta.

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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30 risposte a L’inclinata

  1. ysingrinus ha detto:

    In effetti un caso notevole.

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  2. Gisella ha detto:

    Molto bello. Ormai la compostezza incanta.

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  3. rodixidor ha detto:

    Analisi psicologica attraverso i segni del corpo a doppia via, mentre analizzi la ragazza ti trovi ad analizzare un altro te. Dico un altro te perché ti sembra di scoprire nella sua attenzione la stessa attività di analisi psicologica della biondina che stai facendo tu. Così ti trovi ad osservare l’osservatore in questo gioco di specchi che si è creato in un vagone semi silenzioso. Sulle prime avevo pensato che lo stupore del lettore di Shakespeare fosse generato dall’aver riconosciuto Ofelia in carne ed ossa ma in fondo potrebbe essere più prosaicamente un pedofilo o un molestatore (che adesso va tanto di moda) affascinato da un candore da violare.

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  4. stravagaria ha detto:

    Siamo disabituati alla compostezza al punto che diventa fonte di stupore…

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  5. alidivelluto ha detto:

    Bello che due ventenni abbiano ricercato un dialogo riservato attraverso un basso tono di voce anzichè con uno smartcoso!

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  6. Guido Sperandio ha detto:

    Sì, sì, è un treno di fichetti (compreso relativo femminile).
    La fanciulla in punta di forchetta, quello che legge Shakespeare, manca solo la Jane Austen che sale a Parma…
    Sulla mia 90/91, leggendaria circolare esterna, giorni fa, un keniota o sudanese o non importa, a cui hanno osato chiedere il biglietto, ha mandato all’ospedale quattro tra controllori e security, prognosi da 3 a 23 giorni, più un carabiniere della pattuglia accorsa. Altro che quel tuo treno.
    Nota: A proposito, il rito del tè è compreso nel biglietto?

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  7. Marcello Trombetti ha detto:

    Quando fa freddo vuoi stare in movimento e vedere tutto quello che c’è li sul treno o iniziare a parlare con gli altri

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  8. lepastelbleu ha detto:

    bellissimo il tuo sguardo e l’empatia che mostri nei confronti degli altri. bellissimo davvero.
    buona serata.

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  9. massimolegnani ha detto:

    mi piace questa sequenza di piccole delicatezze o educazioni sociali, la voce bisbigliata, gli occhi discreti dell’osservatore, i tuoi che confezionano il bello della scena.
    ml

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