Nino ha cambiato nome

Al bar della stazione è sempre lei a servirmi il caffè. Da dieci anni quasi, ma non riesce a rassegnarsi ad abbandonare la formalità per passare al tu, nonostante le capiti inavvertitamente e mostri comunque una confidenza in ammiccamenti, espressioni facciali, e qualche confidenza, oltre a sapere perfettamente quale sarà la mia ordinazione.
Lei viene dall’Albania e il suo badge dichiara con una certa sicurezza che il suo nome è Nino. Impossibile non intuire l’errore, ma quando glielo si fa notare, magari scherzando sulla sbadataggine di chi l’ha stampato, lei – con aria rassegnata – spiega che quello è proprio il suo nome e che in Albania è normale così. Ecco, dopo dieci anni Nino deve aver raggiunto il giusto livello di saturazione e non più intenzionata a dare spiegazioni, ha preso una biro e ha corretto a mano l’ultima vocale sul nome che ora risulta italianamente Nina.
Miracoli dell’integrazione.

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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22 risposte a Nino ha cambiato nome

  1. stravagaria ha detto:

    Ormai si sarà abituata alla versione italiana o forse ha meno bisogno di coltivare la nostalgia di casa. In fondo i nomi sono solo convenzioni 😊

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  2. marco1946 ha detto:

    Credo che, servendo caffè Lavazza, lo spirito di Nino Manfredi aleggi intorno a lei…

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  3. alidivelluto ha detto:

    Tempo fa il bar dove facevo colazione da 10 anni ha chiuso. Non era un gran bar, anzi.
    Ma era il mio bar. Le abitudini sono importanti a volte.

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  4. Guido Sperandio ha detto:

    Bastano un braccio di mare e poche miglia, per mettere in discussione il sesso di appartenenza?
    Poveri essere umani, siamo tutti da ridere…

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  5. mi ricorda quando una sera, ad una trattoria malese, chiedemmo il nome al proprietario: “stefano”, ci rispose. occhi sgranati. “sì, vabbé, io non mi chiamo stefano, ma in italia il mio nome è troppo difficile e così mi faccio chiamare stefano, così lo capiscono tutti”. “bene”, rispondemmo, “ma qual è il tuo vero nome?”, prefigurando apocalittici scenari di impronunciabilità. “wu”.
    ok. il problema siamo noi, non c’è altra possibile spiegazione. questo tuo post ne è solo l’ennesima conferma.

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  6. Tratto d'unione ha detto:

    Un collega spagnolo aveva il cognome con la tilde sulla lettera enne, quel segno diacritico che trasforma il suono della enne in gn (come dire Pigna invece di Pina). Si è laureato, ha iniziato a lavorare per un università italiana, si è sposatosi e ha generato un figlio, tutto questo in Italia, ma per l’anagrafe italiana continua ad essere il signor Enne e non il signor Gn.

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    • Pendolante ha detto:

      Eh ma a noi ci danno fastidio le robe foreste… sarà retaggio del passato. Da bibliotecaria quanto libri ho catalogato di Carlo Dickens, Marco Twain… Ci sono antipatici i nomi stranieri o forse non siamo in grado…

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  7. Miss Fletcher ha detto:

    Vero, come dice Viv i nomi sono una convenzione, comprensibile che lei si stancata.
    Anche a me è venuta in mente la canzone di Fabrizio, sai?

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