Il treno nei libri: Il capostazione Fallmerayer

Joseph Roth. Lo specchio cieco. Il capostazione Fallmerayer. Il Sole 24 Ore, 2012 (Racconti d’autore)

Il direttissimo aveva già annunciato da B. un leggero ritardo. Due minuti prima di entrare nella stazione di L. esso si scontrò, a causa di uno scambio sbagliato, con un treno merci in sosta. Fu la catastrofe.
Afferrata in fretta una lanterna che se ne stava in utilmente a terra in un qualche punto del marciapiede, il capostazione Fallmerayer corse lungo i binari in direzione del luogo della disgrazia. Aveva sentito il bisogno di afferrare un oggetto qualsiasi. Gli sembrava impossibile correre verso la sciagura a mani vuote, e non certo senso disarmato. Corse per dieci minuti, senza cappotto, con le continue sferzate della pioggia sulla nuca e sulle spalle.
Quando giunse sul luogo della sciagura, si era già cominciato a recuperare i morti, i feriti e coloro che erano rimasti incastrati. Il buio sopraggiunse più intenso, come se la notte stessa si affrettasse ad arrivare puntuale per assistere allo spavento iniziale ed aumentarlo. Dalla cittadina arrivarono i pompieri con le fiaccole, che, crepitando e scoppiettando, resistevano a malapena alla pioggia. 13 vagoni giacevano sfasciati sui binari. Il macchinista del treno e il fuochista – entrambi morti – erano già stati portati via. Ferrovieri, pompieri e viaggiatori lavoravano intorno ai rottami con attrezzi raccattati a caso. I feriti gridavano da far pietà, la pioggia scrosciava, il fuoco delle fiaccole crepitava. Il capostazione rabbrividiva dal freddo sotto la pioggia. Gli battevano i denti. Aveva la sensazione di dover fare qualcosa come gli altri e, al tempo stesso, aveva paura che gli fosse impedito di prestare soccorso perché lui stesso avrebbe potuto aver provocato la disgrazia.
[p. 54-55]

[…]

Fallmerayer pensava alla sua fanciullezza, alla natura della sua patria. Era nato e cresciuto nelle vicinanze della stazione dove aveva prestato servizio fino alla guerra. Anche suo padre era stato un impiegato delle ferrovie, un impiegato di ruolo inferiore, un magazziniere. Tutta l’infanzia di Fallmerayer era stata, come la sua vita successiva, colma dei rumori e degli odori della ferrovia come quelli della natura. Le locomotive fischiavano e dialogavano con Celli in giubilo. La caligine pesante del carbonfossile ristagnava sul profumo dei campi in fiore. Il fumo grigio dei treni si confondeva con le nuvole azzurre sopra i monti in un’unica nebbia di dolce malinconia e struggimento.
[p. 65]

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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17 risposte a Il treno nei libri: Il capostazione Fallmerayer

  1. stravagaria ha detto:

    Di J.R. ho letto La leggenda del santo bevitore e credo di avere da qualche parte La cripta dei cappuccini. Questo libro di racconti non lo conoscevo…

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  2. Maurizio Vagnozzi ha detto:

    Vien voglia di leggerlo: adesso lo cerco su Amazon e me lo digerisco sulla tratta Hong Kong > Dubai (sempre pendolare, come vedi)

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  3. Se posso, La cripta dei cappuccini è molto bello, ma ancora più ho amato Fuga senza fine. Ma, come ben sappiamo, il giudizio è assai soggettivo. (In generale JR è uno dei miei autori preferiti, comunque).
    Sorrido perché sto leggendo un paio di racconti (il secondo veramente divertente) di F.S.Fitzgerald della stessa collana del Sole24Ore… Comprati a una bancarella a 1 euro. Piccole gemme preziose a buon mercato…

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  4. PS. Per la cronaca i due racconti di FSF sono Jelly Bean e La parte posteriore del cammello. Mai letti prima. Una piacevole scoperta. Se vi capitasse…

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  5. pani ha detto:

    e io che pensavo di avere letto tutto, ma proprio tutto di Joseph Roth

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