[Cartaresistente] Città raccontate: Modena n. 1 (La secchia rapita)

La secchia rapitaLa Secchia Rapita

Vorrei cantar quel memorando sdegno
ch’infiammò già ne’ fieri petti umani
un’infelice e vil Secchia di legno
che tolsero a i Petroni i Gemignani.

[Alessandro Tassoni. La secchia rapita. Canto 1.1]

Ma la Secchia fu subito serrata
ne la torre maggior dove ancor stassi,
in alto per trofeo posta e legata
con una gran catena a’ curvi sassi;
s’entra per cinque porte ov’è guardata
e non è cavalier che di là passi
né pellegrin di conto, il qual non voglia
veder sí degna e gloriosa spoglia.

[Alessandro Tassoni. La secchia rapita Canto 1.63]

Come trofeo non valgo molto, sono di legno, una secchia da pozzo, ma se chiedi a un modenese ti dirà che son l’orgoglio geminiano(*). Era il 1325 quando venni trafugata, da un comune pozzo, da un drappello di squinternati modenesi penetrati nella mia Bologna, loro nemica. La secolare rivalità coi Petroniani, scatenò una sanguinosa guerra di cui io fui, incolpevole, il trofeo. Ma io che ne sapevo, che c’entravo? Mi beavo nella mia umile esistenza, rassegnata alla mia breve vita di lignea precarietà quando, gocciolante d’acqua, fui portata in gloria a Modena, simbolo di trionfo di un’audace impresa. Mi diedero una dimora di prestigio, appesa nella stanza dei tesori della torre Ghirlandina, dove ho diviso la mia nuova casa con le reliquie e gli argenti della cattedrale. E chi se l’aspettava quella sorte? Attingevo l’acqua per la gente, mi usavano come oggetto quotidiano, poi non ho più fatto niente ma sono stata celebrata da chi dovrebbe essermi rivale.

Fu tanta la gloria che portai ai modenesi che il loro poeta, Alessandro Tassoni, ancora tre secoli dopo quell’impresa, mi cantò, rendendomi immortale, nel poema tragicomico che porta il mio nome: La secchia rapita. Io, misera e volgare come sono, diventai oggetto di un poema. Ma l’avevo poi quest’ambizione?! Comprendendo forse questa mia umiltà o temendo un contro-ratto bolognese, per non perdermi di vista nella morte, la statua del poeta si erge ai piedi della Ghirlandina al centro di piazzetta Torre. Non sa che sono stata trasferita in una teca nel vicino palazzo comunale, bizzarro cimelio per turisti ma amata reliquia modenese. Solo una copia resta di me nel campanile, a ricordare l’antica ubicazione. Quanti modenesi mi hanno vista! In settecento anni ho ascoltato i racconti di generazioni che ai figli o ai nipoti parlavano di me tramandando l’orgoglio cittadino, del quale io sono vittima incompresa. Chi mai si è chiesto se io sono contenta? Se non preferivo la mia antica vita?
Indifferenti ai miei rimpianti i modenesi continuarono a portarmi in gloria e quando, nel 1908, l’editore Angelo Fortunato Formiggini organizzò una cerimonia per riappacificare bolognesi e modenesi, lo fece nel mio nome perché simbolo, innocente, dei bellicosi rapporti tra le due città. Per solennizzare quell’evento il Formiggini cominciò la sua attività editoriale dando alle stampe una eroicomica pubblicazione, per titolo il mio nome: La secchia.
E nell’incrocio strano dei destini, che spesso la Storia ci propone, trentanni dopo Formiggini, modenese israelita, si gettò dalla torre Ghirlandina per protestare contro le leggi razziali. Su sua richiesta lo ricorda con leggerezza una lapide marmorea che rinomina il punto di piazzetta Torre in cui cadde, “Al Tvajol ad Furmajin”, (il tovagliolo di Formaggino**).
E io, ancora qui, resisto al tempo, agli eventi, alla Storia. E chissà per quanto ancora dovrò essere restaurata prima di essere lasciata al mio destino … Tanto, sopravvivrò a me stessa.

(*) I “geminiani” sono i modenesi (da San Geminiano, il patrono della città)

(**)Gioco di parole. In dialetto modenese Formiggini si pronuncia come formaggino. Come Furmajin l’editore firmò alcuni suoi scritti.

Fotografia di Filippo Maria Fabbri


Cartaresistente ha chiuso a gennaio 2018 e tutti i contenuti sono stati eliminati. Una perdita per molti visto la qualità degli scritti e delle immagini e le collaborazioni più o meno illustri che avevano fatto di Cartaresistene un punto di aggregazione per molti blogger. Ringrazio Nando e Davide per avermi accolta tra i loro autori e ripropongo qui i miei scritti perché conservarne memoria.

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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10 risposte a [Cartaresistente] Città raccontate: Modena n. 1 (La secchia rapita)

  1. alemarcotti ha detto:

    Caspita…. Ma quello che hai regalato è stato molto belll

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  2. Molto, molto interessante.
    Non perdiamo la memoria di questi bellissimi articoli…

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  3. marco1946 ha detto:

    Quando passo per via Saffi (Bologna) e dico a mia moglie: “vedi questo cerchio di granito? qui c’era il pozzo dove venne presa la famosa secchia… ma forse te l’ho già detto?” lei risponde “solo una cinquantina di volte, caro!”

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  4. stravagaria ha detto:

    Questi aneddoti locali sono gustosissimi e fai bene a ricordarli e pure a riproporli, a prescindere dalla chiusura del blog. Io ho la memoria corta e se anche l’ho già letto lo rileggo volentieri! 😘😘

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