[Cartaresistente] Città Raccontate: Modena n. 8 (I giardini)

I GiardiniC’erano una volta i Giardini Ducali, creati nel 1598 da tale Cesare, duca d’Este. A dire il vero il buon Cesare si limitò a recintare una zona incolta vicino al castello, lasciando a suoi eredi il compito di trasformarla in giardino e quelli scelsero uno stile rinascimentale all’italiana, mischiandolo a quello inglese: aiuole ben definite e zone a boschetto. E per non farsi mancare nulla ci misero anche un orto botanico.
Era prima che diventassero Pubblici.

Fu tale Francesco III, sempre duca d’Este, a regalarli alla città nel 1738 e la città se li è presi, compresa la seicentesca palazzina del Vigarani costruita nel punto di congiuntura delle fughe prospettiche dei vialetti; armonia per la vista.
Era prima che la sfregiassero con un mostro architettonico post bellico che le spunta alle spalle.
Inalterato invece è rimasto il laghetto, assai piccolo a dire il vero, ma grazioso con i suoi giochi d’acqua le anatre e i pesci rossi. I cigni no. Qualcuno nottetempo se li è portati via e si vocifera che siano finiti in padella, ma si sa che i modenesi prediligono il maiale.
C’era una volta una città piccola che si trovò ad avere dei Giardini Pubblici, polmone verde del centro storico e da allora li usò a suo piacimento e non lesinò in fotografie: gare ippiche, esposizioni canine, biciclettate, gare di pesca, colonia elioterapica, manifestazioni fasciste, trebbiatura degli orti di guerra, cene sociali, balli pubblici, esibizioni della banda cittadina. Poi il fascismo li volle abbattere per ampliare l’Accademia militare, ma rimandò. Era prima del pacifismo. Dopo il Comune li volle sacrificare sull’altare della viabilità cittadina, ma rimandò. Era prima dell’ecologismo. Il dopoguerra li risparmiò, degradandoli il giusto per poterli recuperare. Era ben prima che io nascessi.
I bambini della mia generazione, ai Giardini andavano per incontrare Ras e Lea, regnanti indiscussi del piccolo zoo di cervi e caprette. Far visita ai due leoni era un’avventura; sentirli ruggire era entusiasmante, suggestivo, spaventoso. Di loro, tristemente impagliati nel museo naturalistico della città, rimane soltanto un mosaico, indecorosamente posto all’interno dei bagni pubblici.
Era prima dell’animalismo e del Re Leone.
I bambini di oggi ai Giardini vanno per la giostrina, gli innamorati per i boschetti, gli anziani per le panchine, i ragazzi per happy hour del bar interno, i podisti per i vialetti, gli amanti dell’arte per le mostre alla palazzina del Vigarani, i turisti per ricercare un pezzo di storia. Poi i concerti, le proiezioni, le presentazioni di libri, gli spettacoli.
E’ prima che arrivi l’inverno.
C’erano una volta i Giardini Pubblici, ora non più, sono di nuovo Ducali, che il nome è prestigioso, ma la sostanza non cambia. Niente a che vedere coi giardini di Luxemburg, ma una miniatura dignitosa, a misura di una Piccola città , che c’era una volta e c’è ancora.

Foto di Filippo Maria Fabbri


Cartaresistente ha chiuso a gennaio 2018 e tutti i contenuti sono stati eliminati. Una perdita per molti visto la qualità degli scritti e delle immagini e le collaborazioni più o meno illustri che avevano fatto di Cartaresistene un punto di aggregazione per molti blogger. Ringrazio Nando e Davide per avermi accolta tra i loro autori e ripropongo qui i miei scritti perché conservarne memoria.

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Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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2 risposte a [Cartaresistente] Città Raccontate: Modena n. 8 (I giardini)

  1. Tiptoe ha detto:

    Così però è tutto troppo in ordine. Dovreste scambiare un po’ gli interessi, tipo i bambini per gli happy hour, gli anziani per i boschetti e via dicendo, no?

    Mi piace

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