Il treno nei libri: Riti di morte

Alicia Giménez-Bartlett. Riti di morte. Sellario, 2002

– Guardi, ispettore, Per essere sincero, dato che lei me lo chiede, le dirò quello che penso veramente. Io non sono maschilista, questo sia ben chiaro. Credo sia un bene che le donne lavorino, è normale, lo accetto, mi va benissimo. Ma poi, nella pratica, avere delle colleghe donne, soprattutto quando si hanno certe mansioni, rende le cose molto più complicate.
– In che senso?
– Si ricorda nelle ferrovie? Secondo le nuove normative, una donna può essere scambista, macchinista, ingrassatore… ma cosa è successo poi, nella realtà? Che le donne non avevano la forza fisica per fare certi lavori e bisognava aiutarle, ci volevano cabine separate per cambiarsi… insomma, un casino.
– Non capisco. Cosa c’entra questo con noi? Nel nostro lavoro non c’è forza che tenga, non ci cambiamo d’abito e nemmeno…
– Era solo un esempio, nel nostro caso esistono altri problemi.
– Come dover dire mammella invece di tetta, è questo che le dà fastidio?
– Mi imbarazza un po’, sì.

[pp. 54-55]

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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34 risposte a Il treno nei libri: Riti di morte

  1. stravagaria ha detto:

    Qui c’e tanto da leggere, la lista è lunga e io ne ho letto solo uno…

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  2. gianni ha detto:

    Ma dai? L’ho letto qualche settimana fa…

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    • Pendolante ha detto:

      Ha vedi! E ti è piaciuto? (senza spoiler grazie)

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      • gianni ha detto:

        Dunque dunque, di lei ho letto un po’ di libri e ho cominciato da Morti di carta, tanto per iniziare tipo dal nono della serie 😀 (scelto a caso) poi ho ripreso i primi. Interessanti tutti, anche perché l’autrice, brava, sfida tutte le regole per il buon editing e ci riesce, vende e dimostra che non sempre il filtro dell’editor è buona cosa.
        Le storie sono carine, il personaggio di Pedra Delicado (contraddittorio anche nel nome) è ben studiato.
        Visto niente spoiler? 😀

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        • Pendolante ha detto:

          Grazie, ho apprezzato 😉 Non ho capito però l’accenno all’assenza di editor?

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          • gianni ha detto:

            Nel suo scrivere, la Bartlett usa molti avverbi e forme grammaticali che,secondo i dettami del bello scrivere moderno, verrebbero cassati da un editor. So che la scrittrice scriveva per riviste, o quantomeno ricordo così, senza consultare Wikipedia, quindi i suoi racconti sono stati pubblicati (credo) con un editing diverso da quello usato per i libri. Se leggi i suoi romanzi ci sono molti pensieri della protagonista, molto raccontato e non mostrato, e se prendi un qualunque manuale di scrittura creativa leggi che questo non si fa.
            Visto il suo successo, però, credo che queste regole siano da rivedere.

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          • Pendolante ha detto:

            Spero bene che nessuno impedisca mai a uno scrittore di raccontare invece di mostrare, se no gettiamo pure nel cestino i manuali di scrittura creativa

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          • gianni ha detto:

            Epperò… un editor taglierebbe intere parti del Signore degli Anelli …per esempio.

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          • Pendolante ha detto:

            Se è così non oso pensare a cosa succederebbe a Proust

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          • Guido Sperandio ha detto:

            Raymond Carver, degno erede di Cechov, sebbene un secolo dopo e in chiave americana, pare che debba molto al suo editor la cui matita blu (pare che esistano in qualche biblioteca universitaria i manoscritti cassati originali) si abbatteva con tagli inesorabili, tanto che la compagna, poetessa lei a sua volta, abbia pubblicato alcune delle novelle dopo la morte di Carver – stavolta integre com redatte dall’autore.

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      • Mah, sai che io sono uno di quelli che getterebbe volentieri nel cestino i manuali di scrittura creativa… Il problema per me rimane comunque il contrario: vero libri sono scritti interamente dagli editor per manifesta incapacità, illeggibilità nonché mancanza di contenuto da parte dell’autore (che spesso diventa tale grazie agli editor).
        Altro discorso interessante è lo spunto che parte dal brano del libro. Possiamo far finta di nulla e credere che in un certo contesto culturale (tipo: l’Italia) non sia più così? Che la mentalità sia cambiata?

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  3. “forza di muscoli”, immagino… anche se “forza di musica” è evocativo…
    [qui i muscoli c’entrano poco e si apre – a partire da binario, banchina e sala di controllo…, fino a arrivare in una volante della polizia o sulla scena di un delitto… – l’interessante tema dell’essere uomini comandati o anche semplicemente affiancati – e controbattuti, contraddetti, corretti, aiutati, sostenuti, difesi, minacciati, ecc., ecc. … – da una donna… un tema e un rapporto sempre interessante da inserire trasversalmente in un romanzo (in questo non originalissimo)… già immagino le gatte da pelare per l’ispettore capo e i suoi stessi banchi di prova… interventi dirimenti, occhiatacce – e tentazioni – alla Montalbano…]

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  4. Miss Fletcher ha detto:

    Ecco una tradizione di questo blog, uno dei tuoi libri in treno, non conosco questa autrice, una bella scrittura! Buona giornata Katia!

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