La storia delle scarpe

“Ma come, non sai la storia delle scarpe?!”

La faccia dell’altra dice chiaramente che no, non la sa la storia delle scarpe e questo autorizza la compagna di viaggio a raccontarla a lei e a noi che con loro viaggiamo.

“Allora: pista di pattinaggio, mia figlia prende i pattini e lascia le sue scarpe nello spazio comune. Torna e non ci sono più”

“Nooo… le hanno rubato le scarpe?”

“Fosse solo quello… andiamo dal signore che affitta i pattini e gli chiediamo se ha assistito al furto, se ha sospetti, non so… e quello, con la faccia dell’innocenza ci dice che sì, a una signora hanno rubato le scarpe e lei si è presa quelle di mia figlia come “riscatto” finché qualcuno non riporta le sue”

L’amica e tutti i pendolari presenti lanciano grida di indignazione.

“Ma scherzi? Ma questa è matta!”

“Ma non è tutto. La signora ha lasciato il suo numero di telefono al gestore della pista di pattinaggio in caso il ladro delle sue scarpe si faccia vivo.”

Ora tutto il vagone vorrebbe chiedere diverse cose:

1) perché mai un ladro di scarpe dovrebbe riportarle dopo averle prese

2) come spera la signora di riavere le sue scarpe rubandone altre

3) perché il gestore della pista non l’ha fermata o per lo meno chiamato i vigili urbani

La narratrice prosegue il suo racconto e tutti pendiamo dalla sue labbra. Orecchie tese, cellulari abbandonati, libri chiusi.

“Mi sono fatta dare il numero e ho chiamato la signora. Voleva insultarla pesantemente, dirle quello che pensavo di lei, ma la mia priorità era riavere le scarpe di mia figlia, quindi sono stata educata, le ho spiegato chi ero e cosa volevo e questa mi pareva pazza. Continuava a dire che finché non riaveva le sue scarpe non mi ridava le mie. Ha pure detto che ha dovuto disinfettarle perché non le sembravano pulite.”

Ormai senza ritegno i pendolari si assiepano attorno al seggiolino della signora, abbandonando ogni ritegno.

“Io mantengo la calma e dico alla tizia che ho un negozio lì vicino e che se volesse riportarmi le scarpe la mia piccola gliene sarebbe molto grata. Quella, quando capisce di che negozio si tratta manda gridolini di stupore e mi dice che veniva sempre da noi è che le è dispiaciuto tanto quando mio padre è moto, ma no, le scarpe non me le riporta finché non recupera le sue. A quel punto la mia calma vacillava così le ho detto che l’avrei richiamata l’indomani.”

Il treno ferma alla piccola stazione di provincia, ma nessuno scende. C’è da giurare che qualcuno arriverà tardi al lavoro oggi.

“Insomma, te le ha ridate o no le scarpe?”

“Ci sono volute altre sue telefonate e molta diplomazia, ma alla fine le hai portate. Mio Mario, che avrebbe voglio sin da subito presentarsi a casa sua con i carabinieri, si è fatto rovere in negozio quando è venuta e le ha detto tutto quello che entrambi pensavamo di lei. Se n’è andato pure offesa.”

Un’olà è partita nel vagone e ognuno è tornato al proprio posto commentando l’accaduto e tessendo relazioni di complice indignazione con gli sconosciuti circostanti, proponendo le soluzioni più disparate e le pene più varie per la rea confessa. C’è da giurare che questa storia circolerà per molto tempo sulla tratta e dispiace non poter diffondere il nome della colpevole citato più volte a voce alta dalla narratrice derubata.

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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30 risposte a La storia delle scarpe

  1. Sembra una discussione che segue un post facebook…

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  2. romolo giacani ha detto:

    Però che storia bellissima! Racconta un’Italia antica, dove alla fine tutti conoscono tutti, una cosa del genere qui a Roma sarebbe utopia

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  3. stravagaria ha detto:

    Non c’é limite alla stranezza delle reazioni… direi che non ti sei annoiata 😉

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  4. Alla faccia dei delatori della grande legge della compensazione universale!

    P.S. si è fatto rovere in negozio è una frase bellissima. Quell’ambiguo tra rigidità e risentimento reso da una figura retorica uscita per caso da un correttore automatico 😀 (c’è qualche altra auto-correzione in quella frase, ma è bellissima così)

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  5. Sara Provasi ha detto:

    Ma che forte! 😀
    Mi ricorda quando vedo scarpe abbandonate e mi immagino la loro storia… ma qui è al cubo! 😀

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  6. tramedipensieri ha detto:

    Bellissima! :))))
    …insomma a parte il gesto

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  7. massimolegnani ha detto:

    senza voler fare malevole allusioni alle condizioni del vagone, mi hai fatto pensare ai racconti di un tempo nella stalla dove le famiglie e i vicini si riunivano al calore delle vacche per contarsela.
    la storia dimostra come si può partire da un pensiero corretto (qualcuno deve aver scambiato le sue scarpe con le mie) e deragliare subito alla grande (già è assurdo prendere il primo paio che capita al posto delle proprie che non ci sono più, ma è pura follia non volerle restituire quando reclamate dal legittimo proprietario)
    ml

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  8. quarchedundepegi ha detto:

    Certo che un viaggio così diventa pure simpatico…
    Buon Pomeriggio.
    Quarc

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  9. lepastelbleu ha detto:

    però! che pendolo movimentato, il tempo vola così!

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  10. Guido Sperandio ha detto:

    Fred Vargas in un suo libro si soffermava a ragionare sul fascino delle “storie”, e lo ricordo proprio perchè la condivido. Anzi, più vado avanti e apprezzo maggiormente quelle orali rispetto alle ormai artefatte storie scritte. E questa, che riferisci, ne sembra proprio la conferma.
    In fin dei conti l’Odissea non è prima di tutto una storia di tradizione orale? Che nemmeno è chiaro se un Omero sia veramente esistito quanto piuttosto, sembra che l’Odissea sia frutto di più estensori anonimi…
    Splendida storia!

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  11. gaberricci ha detto:

    Le storie che ho sentito in quindici anni di autobus…

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