Resilienza

Un mese di gestione quotidiana, personale, di emergenza famigliare, domestica, lavorativa, sociale, sanitaria (per fortuna solo preventiva), amministrativa. Le lezioni on-Line di mia figlia, i suoi compiti da fare e seguite e gestire e inviare. La quotidianità che si resetta in tempi nuovi (la sveglia non più alle 6 del mattino, niente tempi di viaggio in auto e in treno), in modi nuovi (si recupera il non fatto, si scoprono cassetti abbandonati, armadi da ripulire, garage da svuotare), in nuove convivenze (spazi comuni da condividere in tempi nuovi, 24 ore al giorno nel bene e nel male), in forme nuove di lavoro (difficile il lavoro da casa nei tempo, nei modi, nelle distrazioni, nelle ore che passano lente). Le nuove urgenze ed emergenze da amministratrice quando appena era chiara la gestione del consueto (se mai esiste in questo compito il consueto) e la sensazione di non fare mai abbastanza. E poi esigenze costanti di informazione, connessione, social-izzazione. E la preoccupazione per i propri cari che  cozza con l’assurda sensazione che tutto sia un film di fantascienza trasmesso alla tv, lontano, intangibile eppure reale. E non sapere prevedere cosa sarà il futuro. E non avere un’oggettiva paura, ma dormire male e fare sogni angoscianti. Poi tutto esplode una mattina come le altre, quando ti svegli a marzo che nevica e ha tirato un altro colpo di terremoto e il tuo corpo semplicemente si rifiuta di andare. Ti da uno stop. Basta muoversi, pensare, preoccuparsi, parlare, socializzare, fare. Ferma. Imbozzolata sul divano immobile per ore, col calore del respiro del cane sulla schiena, l’odore di cibo che altri preparano, il suono lontano di una videolezione di inglese. Ritrovo il diritto e il bisogno di respirare e basta e ammettere che tutto questo non è indolore e che per andare avanti a volte bisogna fermarsi. Anche solo per poche ore. Si resetta il sistema e poi si ricomincia. 

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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20 risposte a Resilienza

  1. stravagaria ha detto:

    Ci sono giornate in cui bisogna spegnersi… e basta. Un abbraccio, cara Katia, spero che tu senta l’affetto che arriva da una Lombardia lontana, mai così vicina.

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  2. lamelasbacata ha detto:

    Quanto fa bene capire che, per accudire bene gli altri, ogni tanto bisogna accudire con amore sé stessi 🌹

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  3. Miss Fletcher ha detto:

    Un abbraccio solidale Katia, speriamo che tutto questo passi presto!

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  4. marco1946 ha detto:

    Respira forte e guarda in alto!
    Un bacione da Bologna.

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  5. Guido Sperandio ha detto:

    Sì, sembra proprio di essere in un film, da darsi i pizzicotti per avere la conferma di essere veri e non inventati. Per non parlare del terrore che qualcosa si rompa o occorra o, peggio, di…. prendersi un raffreddore! (Oggi al supermercato per entrare dopo una coda infinita mi hanno misurato la temperatura).
    Ultima non ultima, la scadenza del tutto incerta.
    Mal comune mezzo gaudio? Se incontrate il Budda che l’ha detto, mettetelo in quarantena. Eterna.

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  6. tramedipensieri ha detto:

    Certi giorni manca il respiro, come se l’aria non bastasse…
    Quando descrivono certe situazioni….

    che incubo…
    restare a casa, salvarsi e salvare…questo è il nostro compito ora.

    un abbraccio
    .marta

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  7. gaberricci ha detto:

    Non è mica obbligatorio essere sempre forti. All’inizio di quest’epidemia per la seconda volta nella mia vita ho avuto una crisi di panico. Me ne sono colpevolizzato troppo a lungo: ma, se non l’avessi avuta, sarei esploso.

    È normale avere paura, anhe se non si sa perché; anzi, è normale averla proprio perché non si sa perché.

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  8. Lisa Agosti ha detto:

    Credo sia giusto e salutare prendersi una pausa. Come ti senti oggi?

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