Il treno dei matti

In pausa sigaretta nella romantica decadenza autunnale del cortile interno, il vento mi porta il rumore del treno che passa. A nord la linea ferroviaria Milano-Bologna era limite invalicabile per gli ospiti di questa antica residenza dei pazzi, a sud il confine storico sulla Via Emilia arginava i terreni del manicomio. Ma era il muro di cinta a tenere i matti chiusi qui dentro e chissà, magari il rumore del terno era sogno di evasione, anche solo per tornare a casa.

Si dice che in tanti finirono l’esistenza sui binari all’apertura del manicomio, dopo la 180(*), ma è solo una visione distorta di chi pensa che le porte si siano spalancate all’improvviso e dietro ad esse una miriade di disperati in tunica biancha si sia avventurata nel mondo senza assistenza.

Vera invece è la storia di Corrado che dopo aver lavorato nelle ferrovie, ricoverato qui, progettò un sistema di trasporto interno su rotaia, che doveva servire a collegare i vari padiglioni per trasportare agevolmente cibo, biancheria, strumenti e attrezzature. Il progetto, diviso in vari cartoni anche di grande formato, prevedeva anche i dettagli come le fermate in prossimità dei vari padiglioni.

Se fosse stato realizzato arriverei alla porta del lavoro direttamente in treno.

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(*) La legge 180 del 13 maggio 1978, o Legge Basaglia, impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici.

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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16 risposte a Il treno dei matti

  1. Lisa Agosti ha detto:

    Potresti prendere in mano il progetto di Corrado! Ti sarebbe utile.
    PS: Tanto ormai siamo tutti da manicomio. 0..0

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  2. stravagaria ha detto:

    Che bello il progetto di Corrado! Sembrerebbe di vivere in un villaggio in miniatura…

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  3. Lo sai che a Trieste (dove lavorava Basaglia) usavano al posto del treno Marco Cavallo, salvato dal macello, che diventò un simbolo di quanto valore c’è nel salvare vite “inutili”?

    Bellissimo pezzo 🙂

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  4. massimolegnani ha detto:

    toccante la storia di Corrado, da ferroviere a matto e da matto a progettista di una micro-ferrovia.
    ml

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  5. Tratto d'unione ha detto:

    Il mondo sghembo, che a volte pensa in grande e progetta cose inutili. Mica come i tuoi matti, ecologisti ante litteram 🙂

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  6. Marco Carnazzo ha detto:

    Mi stupisce sempre notare quanti piccoli pezzi di vissuto abbiamo in comune.
    I miei genitori hanno fatto per anni i volontari in un ospedale psichiatrico giudiziario e questo tuo post mi ha ricordato un po’ i loro racconti.

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  7. lifeofjohn7 ha detto:

    È una foto stupenda 👏

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