Quell’irrefrenabile desiderio

Se ne sta, in emulazione di fenicottero, su una gamba sola. Sospeso a mezz’aria il piede non sopporta il contatto con la scarpa dalla quale si è sfilato agilmente non appena raggiunta la postazione d’attesa, in un’irrefrenabili desiderio di libertà. Lungi dall’essere una calzatura scomoda, almeno all’apparenza, quella se ne sta abbandonata a fianco di quella abitata. Il piede la schiva, si sposta sull’altra, vaga nello spazio aereo fino a quando, all’arrivo del treno, non è obbligato a rientrare nella sua prigione, ma sospetto, una volta in vagone, non via sia rimasta a lungo.

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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19 risposte a Quell’irrefrenabile desiderio

  1. romolo giacani ha detto:

    Il caldo fa fare cose strane!

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  2. quarchedundepegi ha detto:

    Ma che bella foto!
    BUONGIORNO.
    Quarc

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  3. Il pendolare ha detto:

    A volte, anche un alluce libero può essere un’oasi felice.

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  4. Tratto d'unione ha detto:

    Viva la libertà, però non nel vagone chiuso… 😉

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  5. stravagaria ha detto:

    D’estate viaggiatori sui treni e piedi scalzi possono essere un binomio inquietante. Confidiamo nei calzini e nella buona educazione 😉

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  6. Il pendolare ha detto:

    Questo scrissi un po’ di tempo fa:

    Sono un pendolare ferroviario dal 1976.
    Oggi si è rotto un locomotore sulla linea Udine-Venezia. Ieri, mi dicono, si è rotto un locomotore sulla linea Bologna-Venezia.
    Osservo i finestrini e le porte con appiccicato il foglietto con la scritta “NON UTILIZZABILE”. Il riscaldamento sbuffa furente in questi giorni di canicola estiva, le bottigliette semivuote di acqua minerale rotolano pigramente sul pavimento dello scompartimento, dribblando involucri di merendine e crackers sbriciolati. Forse, addetti alle pulizie in sciopero ci attendono, truci, alla stazione di Mestre.
    Ripenso ai grandi passi del federalismo pendolare: la privatizzazione delle FFSS, la regionalizzazione del trasporto ferroviario, il contratto sulla qualità dei servizi tra Regione Veneto e Trenitalia, i tambureggianti spot sui fantastiliardi investiti per migliorare i servizi.
    Il treno è fermo, il locomotore è rotto: io come altri pendolari trasformati in novelli tenenti Drogo, scrutiamo, dalla fortezza Bastiani del nostro vagone, il deserto dei tartari della campagna trevigiana, brumosa anche d’estate, complice indulgente tanti anni fa di castissime camporelle adolescenziali, in attesa del locomotore sostitutivo.
    *** Un turista americano dorme placidamente con i piedi, avvolti in pedalini e sandali, ben piazzati sul sedile di fronte, contribuendo così a suo modo all’imposizione della pax americana nel mondo.
    Quand’ero bambino, mio padre mi portava a “vedere i treni”: la biglietteria, l’edicola, il bar con il frigoriferone dei gelati Motta, il cappello rosso del Capostazione, la campanella che annunciava l’arrivo dei treni e, meraviglia delle meraviglie, la fontanella dell’acqua fresca. Mia figlia sta crescendo: cosa le mostrerò? La desolazione di una “stazione impresenziata”, o gli orologi a forma di Ferrari F1 degli stores delle “Grandi Stazioni spa”?
    Sconsolato, riprendo posto, apro il giornale e sorrido: le pagine sportive sono piene di articoli interessanti: potrò leggerli tutti prima dell’arrivo a Mestre.

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  7. wwayne ha detto:

    Adoro la tua ironia! 🙂

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