Filosofia da muro #118 e #119 (hat trick: Pendolante)

BarneyPanofsky

Due immagini al prezzo di una, entrambe su treni per pendolari dell’Italia centrale.

Ho messo assieme quella di Pendolante e una mia perché esprimono violenza in modi diversi. La foto di Katia è splatter tarantinesco-Dexteriano che fa sorridere, nessuno lo prende sul serio:

FullSizeRender

La mano è allenata a scrivere con la bomboletta, con lettere a metà tra il gotico nazista e il l33t che denotano un tasso di nerdaggine notevole, magari la sega circolare è l’arma di riferimento dell’avatar del graffitaro in qualche FPS massivo.

L’altra scritta l’ho fotografata io, dentro un treno che potrebbe essere il gemello di quello di Katia, ma dall’altra parte dell’Appennino:

nigeria

Qua la rabbia, la frustrazione, l’odio per i negr i nigeriani si avverte dal primo momento, e se ce ne fosse bisogno lo stizzito personaggio sottolinea due volte tutta la frase.

Tutta meno “Faculo dal“, che non è un typo ma proprio…

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Fotografia Europea in stazione

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[Cartaresistente] Lettera aperta “T”

Lettera aperta a un pendolare

Ecco, hai fatto il tuo primo abbonamento ferroviario. Da domani sarai ufficialmente un pendolare. Probabilmente la notizia ha gettato i tuoi famigliari nello sconforto e gli amici ti hanno deriso, cancellando ogni barlume di entusiasmo per il tuo nuovo lavoro. Da domani cambierai vita, entrerai in un mondo nuovo: ti sveglierai ad orari improbabili per infilarti in una stazione buia dove sconosciuti immusoniti e assonnati saranno tuoi compagni di viaggio. Imparerai che puntualità è solo una parola e il tabellone degli orari una truffa. Ti sorprenderai, forse, della stato miserevole dei treni regionali, dei sedili sfondati, delle porte che non si aprono – o peggio – non si chiudono, dei bagni che, se ci sono e funzionano, sono ad alto rischio igienico, dei posacenere a ribaltamento rapido e dei finestrini che non ricordano più la trasparenza. Fiuterai una nuova gamma di afrori, olezzi, miasmi, scoprendo di non aver mai capito prima cosa sia l’odore di umanità. Reimposterai i tuoi livelli di tolleranza al rumore, non tanto per intensità di decibel, quanto per turbolenza sulle frequenze abituali, molestate da trilli, suonerie e conversazioni private, a volte con risvolti demenziali. Scoprirai presto che la temperatura interna al treno non segue le variazioni climatiche stagionali, ma i capricci tecnologici degli obsoleti convogli, o quelli di un Capotreno in evidente crisi termica. Metterai alla prova la tua prestanza fisica rincorrendo treni, resistendo all’assideramento in banchina o allo squagliamento estivo, provando la tua muscolatura dorsale in lunghi tragitti in piedi e la tua capacità toracica allo schiacciamento da ressa in salita, durante la quale – per altro – sarai sottoposto a varie tecniche di palpeggio e struscio, a prescindere dal tuo sesso, ma se sei donna è più probabile.
Imparerai presto che i controllori meno clementi saliranno sul treno solo quando avrai dimenticato l’abbonamento, ma non ne troverai uno in nessun vagone per qualsiasi esigenza tu abbia in viaggio. Scriverai il tuo nome negli annali della scienza, studiando nuovi micro o macro organismi autoctoni e quando penserai di averle viste proprio tutte, dandoti arie da navigato viaggiatore, ritroverai la modestia del neofita in un evento nuovo che allargherà gli orizzonti del possibile e rimetterai in discussione ogni limite di tolleranza tracciato precedentemente.
Solo se saprai sfuggire alla tentazione di crogiolarti nel piacere dell’auto compatimento, dell’insulto ai gestori della linea, della rivendicazione alle regole della civile convivenza – per altro legittime – potrai godere dei tuoi viaggi quotidiani. Allora scoprirai che il paesaggio fuori dal finestrino cambia con le stagioni, che è abitato da movimenti di persone e animali e vita. Potrai, volendo, intrecciare relazioni e conoscere i tuoi compagni di viaggio, le loro fermate, le loro abitudini, i nomi dei famigliari a cui telefonano, i loro problemi sul lavoro. Ti divertirai a dar loro soprannomi, a studiarne i movimenti, i vezzi, le letture, a scrutarne i cambiamenti fino a coglierne l’assenza, quando mancano. Sarai tentato di suggerire soluzioni a problematiche conversazioni telefoniche, aiutare qualcuno a superare quel livello del videogioco che lo cruccia da giorni o argomentare su uno splendido libro che annoia un tuo compagno di viaggio. Ti compiacerai nell’individuare a istinto i viaggiatori occasionali e sarai testimone di amori, litigi, gag da raccontare. Tornerai scolaro coi liceali che insultano i docenti o che imprecano sull’ultimo esito del compito in classe. Potrai esplorare mondi tra le pagine di un libro o nelle facce di altri pendolari: ne ipotizzerai le vite, le professioni, le relazioni per poi scoprire di aver sbagliato tutto. Le stazione di passaggio diventeranno luoghi e non solo fermate, con una storia e dei protagonisti; riconoscerai le facce di chi le abita e forse per te usciranno dall’anonimato. Scoprirai di trovarti in una bolla di minuti o ore a tua disposizione, dove il tempo ti appartiene, in una sospensione dal quotidiano che fa spazio a molte attività possibili, non ultima l’osservazione dell’umanità pendolare. E allora, magari, ti verrà voglia di raccontarlo in un blog.

“T”: letterpress con caratteri originali serie a tiratura limitata, 2013.
Design Marco Campedelli per Tipoteca Italiana
“Print Matters!” è una collaborazione di Marco Campedelli & Tipoteca Italiana

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Lettore con yoga

Gard Blitz. Yoga – La Regola del Gioco. La Parola

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L’uomo che guardava passare i pendolari

Incorniciato della porta aperta sul corridoio della biglietteria, l’uomo se ne sta sul primo binario col suo cappello, il suo cappotto corto troppo caldo, ingobbito leggermente dall’età. Se ne sta a guardare il passare dei treni. Forse un amante di Simenon, più probabilmente un amante dei treni, ma non solo, anche dei pendolari. Li guarda sfilare uno ad uno, in salita dal sottopassaggio poi, finita la processione di viaggiatori in arrivo, resta a fissare la scala, come si aspettasse di vedere comparire da un momento all’altro qualcuno, qualcosa, un tempo passato, un futuro… me ne vado prima di vederlo semplicemente salire su un treno.

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Lettrice col cacciatore

Donato Carrisi. Il cacciatore del buio. TEA

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“Binari”: l’anteprima

Da sx: Sergio Sichenze responsabile de LaREA ARPA FVG, Paolo Fedrigo (sceneggiatore), il regista Diego Cenetiempo, i protagonisti delle tre storie narrate nel documentario: Michele Avon, Emilio Rigatti, Katia Mazzoni. Il giornalista Pietro Spirito (Il Piccolo) e Walter Macovaz ideatore e curatore del Museo della musica di Piemonte d’Istria, raggiungibile dalla Parenzana.

Grazie a tutti!

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Le 7 note – La sirena in SI

Siamo arrivati all’ultima delle mie 7 Note. Un grazie di cuore a Tratto per l’ospitalità e a Filippo M. Fabbri per le foto…. quasi quasi continuo con i diesis

Tratto d'unione

7 note - SIpostINALTO

Quello con la giacca catarifrangente è sempre il primo, e sempre appoggia al muro spalle e piede destro che ormai ci dev’essere tatuata la sua suola sull’intonaco. Poi c’è il tizio con lo zaino che gli ciondola sempre dalla mano che forse ha problemi all’articolazione scapolo-omerale per non portarselo mai in spalla quello zaino, oppure pensa che faccia troppo adolescente. Segue il prepensionato che non ha problemi d’età e veste sempre una giacca di jeans che a seconda delle stagioni cambia per l’imbottitura interna. Poi le due donne, dette le veline perché una bruna e l’altra bionda, solidali in mestizia, che confabulano senza mai sorridere e il capannello dei tre grassi che ogni anno si ridistribuiscono un peso complessivo invariato, in un’alternanza di dimagrimento e appesantimento che forse è un gioco di scommesse tra di loro. In solitaria chiudono i due africani che stazionano in coda, addossati anche loro al…

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Oggi l’anteprima del docu-film “Binari”

Binari. Italia Slovenia Croazia, 2018. Diretto da Diego Cenetiempo.

  • Sceneggiatura: Paolo Fedrigo, Diego Cenetiempo
  • Fotografia: Daniele Trani
  • Musiche Originali: Alessandro Grego
  • Montaggio: Diego Cenetiempo
  • Produzione: La Cappella Underground in collaborazione con Pilgrim Film A_LAB
  • Produzione esecutiva: Giovanni Barbo
  • Suono presa diretta: Emiliano Gherlanz, Teresa Scarcia
  • Post produzione audio: Emiliano Gherlanz
  • Un progetto di Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Friuli Venezia Giulia, Laboratorio Regionale di Educazione Ambientale (LaREA)

“Binari” è una riflessione sulla mobilità sostenibile, sui mezzi collettivi di trasposto. Il documentario presenta tre storie vere, nate lungo i tratti delle linee ferroviarie secondarie o abbandonate, con protagonisti Katia, Emilio e Michele, che raccontano quello che è ed è stato il treno.

Trama

Katia percorre ogni giorno in treno 46 Km per andare al lavoro. Dal 2011 cura un blog in cui racconta ciò che per lei significa pendolare.
Emilio è un cicloviaggiatore che per la prima volta segue la Parenzana, un’antica tratta ferroviaria oggi riconvertita in una delle piste ciclabili più famose e affascinanti d’Europa.
I treni sono per Michele il suo lavoro e la sua passione. Per questo ha deciso di coronare il suo sogno riconvertendo la casa di famiglia a Solimbergo (PN) in un Parco Ferroviario.
Tre storie corrono lungo i binari, si intrecciano, diventando un unico racconto. Tre storie personali che rappresentano quello che è ed è stato il treno. Un mondo fatto di suoni, rumori, persone. Un vero microcosmo rappresentativo della società in cui viviamo.

Interpreti

  • Katia Mazzoni (Pendolante)
  • Emilio Rigatti
  • Michele Avon

Finalmente è arrivato il giorno della prima. Se qualcuno volesse passare per Trieste stasera, io ci sarò.

Mercoledì 18 aprile alle 20.30 sarà presentato in anteprima al Cinema Ariston, in viale R.Gessi n. 14 a Trieste, il docu-film “Binari” di Diego Cenetiempo, Con Katia Mazzoni (Pendolante), Emilio Rigatti, Michele Avon. Un progetto dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Friuli Venezia Giulia – LaREA Laboratorio Regionale di Educazione Ambientale, prodotto da La Cappella Underground in collaborazione con Pilgrim Film e A_Lab.

Saranno presenti alla proiezione il regista Diego Cenetiempo e lo sceneggiatore Paolo Fedrigo. Interverranno Luca Marchesi – direttore generale di ARPA FVG – e Sergio Sichenze – responsabile de LaREA ARPA FVG.
L’incontro sarà moderato dal giornalista Pietro Spirito (Il Piccolo)

INGRESSO GRATUITO fino ad esaurimento posti disponibili.

Tre storie che si intrecciano diventando un unico racconto, in un mondo fatto di suoni, rumori, persone. Un vero microcosmo rappresentativo della società in cui viviamo.

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Questione di targa

Uno fissa il cellulare selezionando brani musicali, l’altro si guarda attorno senza un’occupazione. Composti, tranquilli, non alzano la voce oltre il dovuto dalla discussione. Parlano tra loro in un italiano comprensibile, un po’ sgrammaticato e con forte accento arabo. Alcune parole nella loro lingua madre, il resto in quella adottiva. Il dialogo è pacato, non degenera, sebbene le posizioni non coincidano.

A: In Germina quando ci sono stato tutto funzionava bene. Però la gente fa schifo. Per fortuna che io sono italiano. Ho aperto gli occhi in Italia.

B: Sai cosa mi fa paura dell’Italia? È che poi diventa lo Stato contro i cittadini.

A: Seee ma in Marocco c’è il Re ma tu non puoi dire niente in Marocco…

B: Ma io ci vado con la cittadinanza in Marocco, posso parlare.

A: No no, il Re non ti lascia parlare.

B: Sai qual’e il problema? È che tu sei già in Italia. Quando sei in Marocco speri di andare in Europa. Poi vai in Europa e non c’è lavoro e non hai più lavoro. Perché? Perché hai la targa marocchina.

A: Eh… c’è razzismo.

B: Non mi parlate di razzismo perché se viene qui un americano non sono mica razzisti con lui. Neanche un israeliano.

[…]

Come dargli torto.

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