Lettore con Turandot

Giacomo Puccini. Turandot. Ricordi

E dopo aver a lungo solfeggiato abbassando e alzando le mani a rimo e usando il labiale nel seguire le note, si è messo a studiare tranquillo.

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La borsa della rosa

Suggestione di un Eco lontano

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Lettrice col regno

George R. R. Martin. Il trono di spade. Il regno dei lupi. Mondadori

Lettrice di una tratta Trenord fotografata da Ammennicolidipensiero

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In Olanda si viaggia gratis se porti in treno un libro

Per un solo weekend all’anno, per celebrare la giornata del libro, chiunque viaggerà in treno in Olanda e mostrerà al controllore un libro non dovrà pagare il biglietto ma potrà viaggiare gratis. Si tratta di un’iniziativa legata alla settimana del libro, la Boekenweek e alla compagnia ferroviaria nazionale olandese, la Nederlandse Spoorwegen. Leggere è un ottimo modo di passare il tempo durante un viaggio in treno. Così per promuovere la lettura vengono addirittura organizzate presentazioni di libri, letture e incontri con gli autori a bordo dei treni.

Sololibri.net
Siviaggia.it
Boekenweek.nl

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Lettore che sorrideva

Henning Mankell. L’uomo che sorrideva. Le inchieste del commissario Wallander. Vol. 4. Marsilio

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La pantera del vagone

Poi quel particolare che attira l’attenzione: la sfrontatezza di quel piede appoggiato alla valigia, la macula animalier dello stivale a punta – in pendant con la giacca – il tacco quadrato di chi coi piedi vuol star saldata a terra, senza incertezze, squilibri, tentennamenti. Un’arroganza di posa e di abbigliamento che rasenta la cafonaggine, ma forse è solo ostentazione o l’immaginazione di chi, curiosa o annoiata, profila i viaggiatori manco fosse in una serie poliziesca, senza nessuna competenza se non la presunzione di creare identità.

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L’uomo con l’ombrello

Piove. Scende con l’ombrello l’uomo. Il treno ferma sotto la pensilina del binario, lo scoscio dell’acqua è quello da temporali violenti. Scende dal treno con l’ombrello l’uomo e lo apre. Lo tiene sulla testa incappucciata, sul marciapiede asciutto. Scende le scale del sottopassaggio con l’ombrello aperto l’uomo. Arrivato all’ultimo gradino inclina di lato il paracqua e così lo tiene per tutti i metri del lungo corridoio sotterraneo. Arriva alle scale di salita al parcheggio, coperte e l’uomo lo addrizza sulla testa l’ombrello. Poi finalmente lo bagna di pioggia sul piazzale esterno.

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Lettrice con tacco 12

Amy Silver. Tutta colpa del tacco 12. Pickwick

Un’altra lettrice di una tratta Trenord fotografata da Ammennicolidipensiero

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Il treno nei libri: Otel Bruni (2)

Valerio Massimo Manfredi. Otel Bruni. Mondadori.

“Addio Beppe” gli disse, “se per caso torni in Italia viene a trovarmi. Quando arriva il paese e chiedi dell’Otel Bruni e tutti ti mostreranno dove a casa mia.”
“Addio Checco” rispose L’altro battendogli una mano sulla spalla, “buona fortuna.”
Poi ognuno andò per la sua strada.
Li portarono a una stazione li misero su un treno tutto pieno di tricolori: alcuni con il blu e altri con il verde. Per ore e ore e per decine di fermate le stazioni ebbero nomi francesi. E poi venne la notte e poi il giorno i nomi diventarono italiani: Ventimiglia, Albenga, Genova. Ecco, Genova l’aveva sentita nominare parecchie e conosceva uno che c’era anche stato. Era lì che partivano i bastimenti che andavano di là dell’acqua fino in America.
A mano a mano che il convoglio procedeva, i soldati scendevano, chi in un posto chi in un altro, per cambiare treno e dirigersi in altre città, in altre campagne, in mezzo ai monti o sul mare, dove c’erano i paesetti che avevano abbandonato partendo per il fronte. Che cosa avrebbero trovato a casa? E cosa avrebbe trovato lui? Gli venivano i brividi. Dopo l’entusiasmo per la fine della guerra arrivava la paura, il panico, al solo pensiero delle disgrazie che nel frattempo dovevano essersi accumulate, appollaiate come corvi sui tetti delle case di famiglia.
L’intera nazione era imbandierata perché l’ultimo pezzo d’Italia era stato riunito al resto del Paese. Era costato caro ma ormai era fatta e tanto valeva guardare avanti. In molte stazioni c’era la banda che suonava la marcia reale e rendeva onore ai reduci. A quelli che zoppicavano sulle stampelle, a quelli che ancora camminavano, a quelli che piangevano e a quelli che scendevano muti, stupefatti I increduli a caricare la terra da cui erano nati. Passo un altro giorno e un’altra notte e poi venne mattina il treno si fermò mentre una voce gridava “Modena, stazione di Modena”
[p. 115]

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Il treno nei libri: Otel Bruni (1)

Valerio Massimo Manfredi. Otel Bruni. Mondadori.

Gaetano scese dal biroccio di Iófa alla stazione di Castelfranco. Lì presentò il buono del governo che gli consentiva di viaggiare gratis fino a Modena e di là fino a Verona dove avrebbe dovuto presentarsi al comando di reggimento.
“Come faccio a cambiare treno a Modena?” Domandò.
“Ci sono i tabelloni dove c’è scritto in che binario devi andare.”
“Ma io non ci capisco niente” rispose terrorizzato Gaetano.
“Allora fai vedere questo biglietto a un ferroviere e gli dici: io sono un soldato e devo andare a Verona, dov’è il binario?” Vedrai che ti risponde. I ferrovieri hanno divisa grigia con un berretto in testa come un ufficiale dell’esercito. Quello con il berretto rosso è il capostazione. Non ti puoi sbagliare.”
[…]
Sì senti un fischio e poco dopo la locomotiva si fermò ansando e sbuffando avvolta in una nube di fumo e di vapore. Un’impressione. Era come una macchina da fuoco ma dieci volte più grande e al posto della trebbia avevi che vagoni. Iófa scaricò il bagaglio del suo passeggero: un sacco con un po’ di biancheria, qualche camicia, un pezzo di parmigiano, un salame e qualche pagnotta.
“Quello è il tuo treno, Tanein” gli disse Iófa consegnandogli il sacco, “È ora di salutarci.”
“A te ti è arrivata la cartolina?” Gli chiese Gaetano.
“No. Non vedi che ho una gamba più corta dell’altra? Io non sono buono per il re.”
[…]
E così Gaetano Bruni salì su un treno per la prima volta in vita sua, per andare in guerra.
[pp. 57-58]

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