Lettrice con le città

Italo Calvino. Le città invisibili. Mondadori

Un classico della letteratura italiana del Novecento. Ammennicolidipensiero ha scovato una lettrice di Calvino, o una ri-lettrice, chissà.

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Lettori quotidiani

Incredibilmente si trovano ancora lettori di quotidiani cartacei.

Dopo lunga e paziente ricerca Ammennicolidipensiero me ne dà la prova con queste fotografie rubate su una tratta Trenord qualche mese fa.

Si riconsce solo il titolo de Il Corriere della sera.

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Lettore con apologia

 Marc Bloch. Apologia della storia o mestiere di storico. Einaudi, 2009.

In colpevolissimo ritardo, anche stagionale visto l’abbigliamento del viaggiatore, pubblico una fotografia di lettore ferroviario inviatami da Ammennicolidipensiero.

AdP è ormia diventato il mio spacciatore ufficiale di immagini ferroviarie, avendo io abbandonato (ma non per sempre) i viaggi in treno.

Si può dire che questo blog stia sopravvivendo grazie a lui, ma prima o poi rinnoverò l’abbonamento e allora ci metterò del mio. Per il momento un grazie a AdP per le sue immagini.

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Cronache da un parcheggio

Spenta l’auto nel parcheggio, recupero borsa e oggettistica varia dal sedile passeggero, per scendere in strada. La mia vicina di posteggio fa lo stesso, ma mi precede nelle operazioni e si avvia sul marciapiede verso la mia stessa meta. Al primo albero che incontra, nell’aiuola vicina, appoggia i palmi delle mani sul tronco, come fosse un viso di bambino. Pochi secondi e passa al successivo dove all’imposizione delle mani accompagna un lieve cenno d’inchino devozionale. Al terzo albero piega la testa in segno d’ossequio. E così andando si fa tutto il filare per finire inghiottita dalle strisce pedonali e disperdersi nell’edificio antistante.

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Il treno nei libri: Il caso Malaussène

Daniel Pennac. Il caso Malaussène. Mi hanno mentito. Feltrinelli, 2017.

Imboscato esattamente dietro di me, tra il sedile e la parete dello scompartimento, Julius faceva finta di essere morto. Ha qualcosa di eccezionale, la capacità di quel cane di rendersi invisibile. Ci sono alcune circostanze in cui Julius sparisce completamente. Fra queste, i viaggi in treno. Appiattito come una sottiletta, si confonde con il grigio della moquette. Invisibile, il cane. A malapena respira. Di conseguenza, niente supplemento da pagare. Resta solo l’odore. In genere lo attribuiscono a me. Quindi, per giunta, niente vicini di posto. Tranne quella sera. Il tipo che avevo seduto accanto non sembrava infastidito. Era un Marcantonio d’uomo, tatuato, capelli grigi, nuca dritta e rasata, abbronzato, profilo aquilino, occhio fisso, giubbotto di pelle. Sulla sessantina, ma una sessantina inossidabile. Niente niente si portava dietro l’Harley Davidson in valigia. Cosa curiosa, aveva mani da bambino e la Legion d’onore appuntato il giubbotto. Anche lui era immerso nella lettura del manifesto. Leggeva e non fiatava. Non cercava di attaccare bottone. Il che era perfetto per il mio desiderio di paesaggio.

Il quale paesaggio, superato il confine della Drôme, mi addormenta sempre.

Abbioccarmi in treno, al cinema, a teatro o mentre leggo è una voluttà cui non rinuncio mai.

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“NATALE FERROVIARIO” di André Frenaud

Grazie ad Ida per questo suggerimento. Buone Feste a tutti

San Giuseppe non aveva mai visto locomotiva
e aveva paura di perdere i biglietti.
Era una sera di grandi partenze,
la stazione febbrile di folla e di fischi, di luci.
Giunti troppo presto, si erano gingillati al buffet…
Non avevano prenotato i posti,
e ci fu anche chi disse che avevano sbagliato treno.
°
Nessuno ad augurargli buon viaggio.
Gli amici non erano stati avvertiti.
Vomitando fumo giallo e turchino come un drago,
il treno cambiava binario agli scambi,
e ancora cambia, va più svelto, va.
Scompaiono i sobborghi ed i segnali.
°
In piedi nel corridoio. Chi avrà compassione
di una donna incinta e così bella e che geme ?
°
Nello scompartimento vicino alcuni zeloti
s’ accapigliarono spartendosi le provviste.
Dei richiamati facevano i finti tonti.
Un pubblicano tronfio di esose esazioni
e la sua signora, una negra bellissima,
occupavano i posti d’ angolo sul corridoio.
Un gran sacerdote faceva finta di leggere.
°
Un treno pass fragoroso e il bambino
già ne sbigottisce nella notte materna.
Via dritti per la grande distesa,
nevica, piove, che importa,
fa caldo fin sui ponti rumoreggianti
quando rinfresca l’ aria il fiume attraversato.
Già il tempo s’ addormenta e le città diradano.
Foreste son superate e borghi, la valle rimonta.
Alle stazioni sconosciute le sbarre
s’ abbassano e si rialzano nella campagna
arrotondata di lassù dalla volta stellata.
Il canto degli angeli atttutito dalle nuvole
non ce la fa a trapassare i boati del vagone.
La Vergine chiude gli occhi contro il vetro, vede.
°
— Tutti scendono — Albeggia.
San Giuseppe ha radunato le valigie.
Il ferroviere apre gli sportelli.
Sul marciapiede l’ asino e il bue
sono pronti e già parlottano.
“Ah, dice Maria, umilmente,
è qui che ha da compiersi la parola.”
~~~~
poeta francese André Frénaud (1907-1993) aveva poco più di trenta anni quando fu deportato in Gerrmania.
Riuscì a fuggire e, rientrato in Francia, si impegnò attivamente nella Resistenza.
Questa poesia è una versione moderna originale e toccante della “storia amorosa” di Giuseppe e Maria.

[Pubblicazione in ‘Il silenzio di Genova e altre poesie’ — Traduz.. G. Caproni, Einaudi, 1967]

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Dichiarazione da panchina

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Una notte da incubo

Di disastri ferroviari putroppo è piena la storia, ma questo – che ho scoperto grazie a Marzio Govoni – è singolare perchè parla di cratari di bombe, di scimmie e contadini sbranati. Siamo nella mia Emilia, ai confini di casa. L’anno è il 1945, il 30 novembre per la precisione.

Un treno merci in viaggio da Bologna a Parma, viene deviato, all’altezza di Villa Bagno, su un binario interrotto, per consentire il passaggio ad un altro convoglio. Il macchinista, forse per un errore di comunicazione, non arresta il treno, che prosegue la marcia finendo in un cratere aperto da una bomba e deragliando. Ha inizio una notte da incubo. Al treno sono infatti agganciati alcuni vagoni che trasportano il Circo Togni: l’urto violento provocano l’apertura di alcune gabbie e scimmie, serpenti, e, soprattutto, nove leoni, probabilmente imapuriti, sicuramente affamati, inziano a vagare nella campagna, seminando terrore. Quattro i morti: il fuochista sul treno, un domatore e due contadini furono sbranati dai leoni.

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Lettrice con cuore cattivo

Wulf Dorn. Il mio cuore cattivo. Corbaccio

Ormai i miei passaggi su questo blog sono rari, ma per fortuna Ammennicolidipensiero mi da sempre modo di tenerlo vivo, o almeno in stato di stati vegetativo solo momentaneo. La lettrice di AdP sembra più interessata al (supposto) cellulare che al suo libro, ma lo ha lì, a portata di mano e non è dato sapere se lo abbia già letto o debba ancora inziarlo.

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Il treno dei matti

In pausa sigaretta nella romantica decadenza autunnale del cortile interno, il vento mi porta il rumore del treno che passa. A nord la linea ferroviaria Milano-Bologna era limite invalicabile per gli ospiti di questa antica residenza dei pazzi, a sud il confine storico sulla Via Emilia arginava i terreni del manicomio. Ma era il muro di cinta a tenere i matti chiusi qui dentro e chissà, magari il rumore del terno era sogno di evasione, anche solo per tornare a casa.

Si dice che in tanti finirono l’esistenza sui binari all’apertura del manicomio, dopo la 180(*), ma è solo una visione distorta di chi pensa che le porte si siano spalancate all’improvviso e dietro ad esse una miriade di disperati in tunica biancha si sia avventurata nel mondo senza assistenza.

Vera invece è la storia di Corrado che dopo aver lavorato nelle ferrovie, ricoverato qui, progettò un sistema di trasporto interno su rotaia, che doveva servire a collegare i vari padiglioni per trasportare agevolmente cibo, biancheria, strumenti e attrezzature. Il progetto, diviso in vari cartoni anche di grande formato, prevedeva anche i dettagli come le fermate in prossimità dei vari padiglioni.

Se fosse stato realizzato arriverei alla porta del lavoro direttamente in treno.

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(*) La legge 180 del 13 maggio 1978, o Legge Basaglia, impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici.

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