Lettrice con cime

Emily Brontë. Cime tempestose. Oscar Classici.

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-3+1=50

Due treni li perdo ignorando la sveglia. Per una volta prenderò quello dopo, ma lo perdo d’un soffio e sarei in anticipo di 30 minuti su quello successivo se non fosse in ritardo di 50.

Oggi si va in auto.

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Lettore con gli eredi

Ildefonso Falcones. Gli eredi della terra. Longanesi

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Fuori stazione

Fuori dalla stazione c’è un’altra stazione. Dopo le attese ci sono altre attese. Dai treni agli autobus, i pendolari si riversano da binari a pensiline, da linee orizzontali di rotaie e marciapiedi a line verticali di pali della luce e decorazioni di aiuole e architetture. Come se da dentro a fuori la stazione il mondo ruotasse di 90 gradi, ma uguale rimane quell’attesa di mezzi pubblici che alleggeriscono il traffico, e le polveri sottili, ma non sempre la vita di chi li prende. Questione di scelte, a volte, altre di necessità, ma ci si compiace almeno del virtuosismo dei propri spostamenti. Se non altro.

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Lettore con L’atles Furtiu

Alfred Bosch. L’atles Furtiu. Estrella Polar

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Le due more

Le sagome nere, rigate dal ferro di vetrata che riflette binari e treni e pendolari, siedono in corridoio d’aspetto. Le due more hanno chiome scure, una di lisci capelli ordinati, l’altra di trecce fitte e fini.
Entrambe impegnate in attesa.
Superato il limite che separa il dentro dal fuori le spalle delle due more diventano fronte e i visi sono entrambi belli e giovani, in un contrasto di bianco e nero, di rosa l’una, di bruno l’altra. Separate da un sedile vuoto, unite dalla stessa attività su display di smartcosi, controllano mail, guardano Social, postano cose, non vedono gente.
I cellulari uniscono i popoli.

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Viaggiatore marchiato

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Riscaldamento autonomo

L’abbassamento delle temperature non spaventa il pendolare attrezzato per ogni occasione. Alcuni però sono più preparati di altri, muniti di riscaldamento autonomo.

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Cuccette regionali per viaggiatori occasionali

Se viaggiare in uno spazio comune preclude intimità, c’è sempre chi si arrangia nel ritagliarsi uno spazio proprio, usurpando quello altrui. Schiena al corridoio, tende tirate, gambe comodamente allungate sul sedile di fianco, ed ecco che una cuccetta improvvisata garantisce l’isolamento dalla massa di pendolari che i piedi li appoggiano al pavimento, non solo per una forma di educazione per nulla condivisa, ma perché consapevoli che quello spazio occupato inutilmente da gambe usurpatrici è prezioso. Manco a dirlo nemmeno due minuti e un viaggiatore senza posto tocca chiedere, sin troppo gentilmente: “Scusa, posso sedermi?”. Trasecola la tipa, mostrando almeno un briciolo di pudore scusandosi, rassegnata poi a viaggiare come gli altri, la schiena al seggiolino e la suola a terra.

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Colori di stazione

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