Lettore con nuovi disagi

Ulisse Mariani, Rosanna Schiralli. Nuovi adolescenti, nuovi disagi. Mondadori (Oscar saggi)

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Mission impossible

Pallido, magro, curvo, stempiato, occhiali, barba. Una fragilità ingiusta che ne segna almeno il primo approccio col mondo. Del secondo non è dato sapere, ma niente di più facile che sia l’opposto. Nell’immaginario collettivo è l’amico di tutte che non bacia nessuna, quello che risolve i problemi, che ha sempre la soluzione, l’importante che non preveda capacità manuali, quello che viene scelto per ultimo negli sport, ma per primo se si dve preparare un esame. Il goffo, il timido, talmente stereotipo da non essere nemmeno più credibile. E infatti il nostro pendolare ha parvenza da Nerd, ma attitudine da supereroe. Si prefigge traguardi importanti, ma cosciente dei propri limiti preferisce mantenere un profilo basso ed esprimersi attraverso motteggi da t-shirt che lo sollevano da qualsiasi responsabilità, al massimo quella di aver scelto la maglietta sbagliata.

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Caos spento

Nel sottopasso rimbomba l’assenza totale di vivacità. Solo automi in marcia forzata verso un sopra (al binario) e poi un dentro (al vagone) e poi un verso (il lavoro). Meccanica di corpi che sbattono in oggetti: borse ai fianchi, piedi a terra, spalla a spalla. Pedali di bici, ruote di trolley. Altoparlante. Sferragliare di treni sulla testa. Anche i pensieri cigolano. Suoni e rumori incanalati in un tunnel reale e sonoro e shakerati in caos. Ma calmo. Spento. Mogio. Da venerdì mattina.

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Lettrice col deserto

Dino Buzzati. Il deserto dei Tartari. Mondadori (Oscar Moderni)

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Lettore con inizio delle barbarie

Paolo Morando.80. L’inizio della barbarie. Laterza

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Round

bam!

Esplosione cromatica di prato tropicale su giacca adolescenziale.

Montante.

Rosso di trolley gigante di dimensioni abitative.

bam!

Esplosione artificiale in fermo immagine digitale su portatile del ragazzo in floreale.

Gancio.

Bianco e nero smorzato ma in zaino alato.

Diretto

bam!

Esplosione vocale di dialogo verbale in cellulare tenuto male.

KO

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L’essenziale

La bellezza fresca dei quindici anni sfrontatamente esposta, consapevolmente esibita che se lo vuoi fare l’età è quella giusta. Lunghe le gambe, lunghi i capelli, lunghe le ciglia, lunghe le unghie. È lunga, è magra, è giovane, è bella. Da abbattere di critiche in sedute di megere. Attraverso gli strappi degli short il body s’intravede scendere a fasciare il pube fino a sparire tra le gambe perfettamente rasate. Si copre l’essenziale. La schiena, lasciata completamente nuda dal body a canotta, è stata appoggiata al sedile caldo di un vagone d’agosto e soffro dell’effetto strappo stile ceretta per staccarlo da lì. Non ha bagaglio, nemmeno una borsa. Solo porta un cellulare nella mano. L’essenziale. L’amica di fronte a lei nell’attesa della discesa le indica scandalizzata le due macchie di sudore che le si aprono sotto il seno, effetto di una prolungata seduta al caldo. Con un urlo sconvolto la quindicenne si porta le braccia a coprire quella vergogna. Si contorce, ride con l’amica così forte da attrarre l’attenzione di tutti su una questione che nessuno avrebbe altrimenti notato, che non per tutti il pudore si focalizza sugli stessi dettagli.

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Il treno è femmina

Il treno è femmina. Più ti fa aspettare e più che strega. Dall’infanzia coltivo per la macchina su rotaia un amore divino e demoniaco, temprato anziché scoraggiato dagli occasionali e reciproci tradimenti. È indiscutibile: essa racchiude un potenziale simbolico che ne fa un perfetto luogo letterario e dell’anima. Lei, talvolta, se ne approfitta, perché sa che mi farei infliggere qualsiasi cosa pur di non viaggiare su gomma e accoccolarmi in quell’involucro che buca il paesaggio per regalarmi la più favolosa visione letterale del mondo.

Non ho conosciuto l’Italia per le sue autostrade e tanto meno per i suoi aerei, ma grazie alla rotaia. Dopo aver percorso in vita almeno mezzo milione di chilometri su rete di ferro, di cui tre quarti nel mio Paese e un quarto sulle amate linee minori, posso dire di aver sentito, più che la storia, la leggenda. L’epopea di una terra che – dalla locomotiva a garretti alti detta “Signorina” fino al Settebello e oltre – s’è messa in rete col mondo mantenendo la sua identità. Senza smettere di cercare, accanto alla potenza, la bellezza.

Paolo Rumiz

Tratto da: L’Italia del treno. La collana delle Edizioni Ferrovie dello stato in sette fascicoli, scaricabile in un unico PDF

Grazie all’amico Fabio (pusher ufficiale di notizie ferroviarie) per la segnalazione.

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Fiore avvizzito

Avvilisce il caldo del treno.
Basta scendere per rifiorire.

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Lettore con le benevole

Jonathan Littell. Le benevole. Einaudi

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