Notturno per Torino 2/3: Bologna-Milano

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Scese dal treno le quattro giapponesi si precipitano verso un connazionale che le sta aspettando sul binario. Per un po’ discutono animatamente, probabilmente stanno giustificando il loro ritardo, poi escono dalla stazione. L’uomo con la ventiquattrore sparisce nel sottopassaggio ed io e i miei nuovi compagni d’avventura ci inoltriamo nella città rossa dopo aver salutato frettolosamente la bruna che mi guarda con occhi torvi. Mi spiace cara, di te ne ho avuto abbastanza per stasera, ma arrivato sul piazzale mi assale l’idea che il lercio possa aspettarla e farle del male.Torno sul binario a cercarla, ma lei è già sparita.

Passeggiamo fin sotto le due torri, quella degli Asinelli e la Garisenda, poi ci addentriamo nei vicoli del quartiere ebraico. Nonostante l’ora tarda, alcuni studenti sono ancora assembrati davanti ai locali. Qualcuno ci offre del fumo, ma non è cosa. In piazzetta Marco Biagi, un grido ci spaventa a morte. Due ombre stanno lottando sotto un portico. Il lercio tiene i polsi della mora che forsennatamente tenta di difendersi con un ferro da maglia. Gridiamo, io e i miei compari e i combattenti s’arrestano come in un fermo immagine. Il lercio scappa, mentre la ragazza continua ad agitarsi, tenta di trattenerlo, ma poi si lascia cadere a terra sfinita. La solleviamo di peso e la portiamo via con noi, verso la stazione. Sembra un sacco vuoto. Scopro in quel momento che anche lei aspetta il treno per Milano e mi do’ dello stupido per non averglielo chiesto prima. Le avrei risparmiato questa brutta avventura.

Raggiungiamo la stazione pochi minuti prima della partenza del treno. Confronto il mio biglietto con quello degli amici romani e scopro che Trenitalia ci ha separato, assegnandoci posti in carrozze diverse. Ci scambiamo i numeri di telefono col proposito di rivederci. La ragazza, invece, non ne vuole sapere di staccarsi da me, così me la ritrovo di nuovo nel sedile vicino. Inizia ad essere troppo appiccicosa, ma mi sento responsabile per l’accaduto e sopportare la sua parlantina non è un prezzo alto da pagare per alleviare il mio senso di colpa. Eppure lei ha perso la sua loquacità. E’ tesa, incupita, trasformata. Comprensibile! Dividiamo la mia cioccolata al peperoncino, mi sembra il momento giusto. E di nuovo il mostro si risveglia, sibila annunciando la chiusura delle porte, si muove, striscia sulle rotaie. So che aspetta il momento giusto per farmi del male. Paranoia da notte insonne.

Mi guardo attorno. Solo altri due viaggiatori e stanno già dormendo l’uno sulla spalla dell’altra. Mentre la ragazza va a rinfrescarsi in bagno sistemo il mio povero bagaglio sulla cappelliera e di nuovo mi sottopongo al rito del controllo biglietto. Sedendomi schiaccio qualcosa di fastidioso: i ferri da maglia con infilata quell’assurda ragnatela. Chissà dove lo metterà poi un centrino nero? Di ritorno, la bruna me li strappa letteralmente di mano e me li punta contro: «Non toccare i miei ferri!». «Tranquilla, non ti agitare, li stavo solo spostando». Per un attimo i suoi occhi sono pazzi, ma poi si siede, apparentemente tranquilla, riprendendo il suo lavoro a maglia.

Il viaggio prosegue senza intoppi. Ogni tanto qualcuno passa nello scompartimento e scompare in quello successivo. Mi accorgo di essere sfinito e i miei occhi chiedono una pausa. Gliela concedo e mi addormento, ma non c’è pace stanotte e di nuovo sono svegliato da un grido. Il lercio è entrato nel vagone. Sta impietrito davanti a noi, gli occhi vacui di uno fatto. Mi getto davanti alla ragazza mentre lui continua a gridare: «Quella è pazza, voleva infilzarmi con quei cosi». «E faceva bene, stronzo, che cosa pensavi di farle?!», ma non finisco la frase che già quello sta correndo verso il fondo treno. Afferro la mano della bruna: «Vieni, andiamo a cercare il Capo Treno. Probabilmente c’è un agente in borghese in qualche vagone, dobbiamo trovarlo». Lei mi strattona, non vuole. La trascino. Dopo un paio di carrozze incontriamo Livio e Fulvio e la mollo lì ad aspettarmi con loro. Devo percorrere il convoglio fino alla motrice per trovare il Capo Treno che sta giocando tranquillamente a un solitario con le carte. «Si può sapere dove siete quando abbiamo bisogno di voi?» Intanto il treno sta entrando nella stazione di Milano.

[Continua … ]

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Questo racconto partecipa al faticoso EDS (Esercizi Di Scrittura) Natale in Nerodell’infaticabile La Donna Camel. Queste le regole:

  • Scrivi un racconto nero.
  • Ci mettiamo un po’ di cioccolato e una sorpresa.
  • Metti un particolare davvero originale.
  • Vietato usare: improbabile, intrigante. Recarsi è permesso con riserva.

Gli altri autori e i loro racconti:

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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16 risposte a Notturno per Torino 2/3: Bologna-Milano

  1. stravagaria ha detto:

    Volevo leggere tutto di filato ma mi sono lasciata tentare e adesso aspetto la conclusione… 🙂 dai dai pubblica!

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  2. Niko ha detto:

    Mannaggia a Te 🙂 mi hai ricordato la cioccolata al peperoncino.. bbbona!
    Scherzi a parte anche questa seconda parte è molto bella! Ciao!

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  3. Vanni ha detto:

    Bel racconto, mi ha fatto schiantare la battuta della ragnatela!
    allora aspettiamo la prossima puntata…
    ciao

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  4. Melusina ha detto:

    No, dai, non puoi lasciarmi così col fiato sospeso!

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  5. Calikanto ha detto:

    Ri-suspence!

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  6. Pingback: lui, il lercio e la mora – un eds speciale per un viaggio speciale | trenodopotreno

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