La bella addormentata in carrozza

  Il cielo più scuro al risveglio, la stagione verso l’autunno, il caldo estivo. Costa fatica alzarsi dal letto. Rientrano al lavoro in molti, il treno si ripopola.
La ragazza dorme distesa, a cavallo dei sedili.
Colpisce non tanto il suo dormire in treno, ma l’appropriarsi disinvolto di uno spazio comune che diventa abitazione. Non maleducazione, ma sfrontatezza giovanile. Un affermarsi nel mondo occupandone gli spazi. Ci sono, esisto, occupo! Addormentarsi a quel modo è un atto di fiducia nei confronti della vita, dell’umanità e di Trenitalia.
O forse ha solo sonno.

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Connessioni radiofoniche di Treni

Radio 1 musica. Connessioni di Carlo Massarini. Sono 10 speciali che ruotano attorno a un tema. Connessioni tra musiche diverse come genere, atmosfere, ma anche diverse nel tempo, ma con un tema comune. La puntata del 23 agosto era dedicata ai treni.
“Treni che corrono lontano, treni come metafore religiose, treni da prendere per ragazzi che anelano alla fuga”

Ecco i brani presentati durante la puntata, da ascoltare qui

The Doobie Brothers – Long Train Runnin’
Elvis Presley/Junior Parker – Mystery Train
Sister Rosetta Tharpe – This train
Cat Stevens – Peace train
Ivano Fossati/Fiorella Mannoia – I treni a vapore
The O’jays – Love train
Duke Ellington – Take the A train
Lucio Dalla – Treno a vela
Glenn Miller – Chattanooga Choo Choo
Paolo Conte – Il treno va
Soul Asylum – Runaway Train

Il programma

Connessioni
: ovvero partire da una parola chiave per trovare musiche da luoghi ed epoche diverse tra loro che possano interpretarla. 
Dieci puntate – dal 22 agosto al 2 settembre – per stimolare la curiosità sonora.
Un programma di e con Carlo Massarini
A cura di Lorenzo Lucidi
Regia di Davide Verticelli
In redazione Maria Lucia Schito ed Elena Zabeo

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Storie di ordinaria follia in stazione

lettriceCharles Bukowski, Storie di ordinaria follia (Feltrinelli)

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Lettore con Dictator

dictatorRobert Harris, Dictator (Mondadori)

Foto di Katia Mazzoni

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Un pensiero…

Difficile esprime a parole l’intontimento doloroso di queste ore unito alla paura (mai esaurita del terremoto qui in Emilia) forse atavica di addormentarsi la sera e non svegliarsi più o – peggio – non trovare più i tuoi cari.

terremotoSiamo impotenti e fragili nei confronti delle catastrofi, ma nulla ci impedisce di esprime con forza il sostegno a quanti hanno perso tutto.
Associa un tuo pensiero a quello dei Cartaresistenti… oggi, per ieri, è il giorno giusto.
Grazie.

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Immagini di pendolari estivi 13

  

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Vite in viaggio: L’uomo impaziente

 Lo chiamavano “Pony” da quando aveva tre anni, come il cavallino che in TV insegnava alla Pimpa a scalciare per sfogare la rabbia. Anche le sue gambe si muovevano nervose in evidente stato di impaziente agitazione ogni qualvolta gli toccava aspettare. Un gioco, l’altalena, un abbraccio, la pappa… Nemmeno la nascita di due fratelli minori lo avevano abituato alla pazienza, lui che veniva sempre dopo, anche s’era nato primo. Un problema poi nelle file della scuola, per il bagno, la mensa, l’attesa della ricreazione… Crescendo il suo scalciare aveva preso la mira colpendo volontariamente parenti, amici, insegnanti per sfociare poi in risse tra adolescenti, in drammi solitari d’impazienza amorosa che non davano spazio all’attesa di una corrispondenza e le storie finivano prima di cominciare. Non andava mai dal medico e fuggiva dai colloqui di lavoro non sopportando di fare anticamera risultando così disoccupato e con un irrisolto, cronico, mal di denti. Fu la naja a metterlo in riga, poi in colonna e i marce forzate. Uno degli ultimi alla leva obbligatoria e lì, pur non vincendola, l’impazienza riuscì a domarla, o per lo meno a gestirla e la sua vita (e i suoi denti) ne trasse notevole giovamento. Nessuno però ritenne un’idea saggia quel suo mettersi alla prova fino all’estremo del pendolarismo, ma a sorpresa i danni si limitarono a qualche discussione accesa con i capo treno, frequenti sbuffi e un’impennata di scurrilità nel linguaggio già colorito.
Lo chiamavano “Pony” per quella sua abitudine di saltare del treno appena fermo, la sigaretta da accendere in una mano, l’accendino nell’altra è una grande impazienza nelle gambe.

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Il treno nei libri: Andare, camminare, lavorare.  

 Angelo Ferracuti. Andare, camminare, lavorare. L’Italia raccontata dai portalettere. Feltrinelli, 2015.

Un punto di vista particolare quello dei portalettere. Vedono tutto, si accorgono dei cambiamenti della geografia e delle varie umanità del nostro Paese. Una regione alla volta l’autore – dipendente delle Poste italiane – ha incontrato e seguito i portalettere raccontandoli e raccontandoci l’Italia attraverso i loro occhi. E chissà com’è, ma questo viaggio inizia in treno.

Valle d’Aosta
Chamois. Nel cuore del paese
Il trenino dopo Ivrea sembra entrare sempre di più dentro il cuore di montagne, cittadine con l’abitato, le periferie, a un certo punto spariscono, si entra in un paesaggio di montagna fatto di rocce scure, soffocanti, e piccoli paesi coi campanili alti delle chiese e poche case sparse a grappolo poco sotto, prima di una campagna verdissima che appare armonica con la sua natura immutata da secoli. Il convoglio locale avanza sferragliando lentamente, sembra persino rallentato dal silenzio e dalla pace intorno, mentre sono seduto vicino al giovane e spaurito pakistano venditore di fiori, paffuto e puzzolente, graziosamente espatriato. Ne ha un mazzo appresso, va a venderli a Cervinia, cerca di farmi capire in un italiano nano, ma è senza biglietto! Lo salverà una giovane nigeriana pagando per lui e rimproverandolo.
[p. 19]

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In busta chiusa: Lettera H – Hotel

H_Katia

Illustrazione di Davide Lorenzon

Cara sconosciuta viaggiatrice,
scuserai, ma mi sei seduta accanto e la tua telefonata più che origliarla la subisco. È da quando sei salita in treno che spieghi a tuo marito in che razza di hotel ti hanno prenotato la camera. Sì, certo, era il più vicino alla stazione e al tuo incontro di lavoro, ma una segretaria dovrebbe informarsi meglio. Stanza vista cavalcavia. E quei palazzi orribili all’affaccio… Se lo chiedevi a me te la evitavo una nottataccia in bianco che qui in città lo sanno tutti cosa sono i rumori andati avanti tutta la notte. Poi per forza eri uno straccio stamattina. E quell’odore nella stanza e per le scale: indefinibile! Per non parlare di quella gente strana nell’atrio… Guarda, se non sbaglio Pederiali in un suo libro ci ha ambientato la scena di una retata in quell’hotel. O era Guicciardi? Adesso non ricordo, ma insomma, la fama è quella. Decisamente la prossima volta fai bene a prenotartela da sola la camera; siamo tutti d’accordo nel vagone e tanti saluti a tuo marito.
Però poi non l’ho capita la telefonata successiva. Quel cambio di registro, l’abbassamento del tono della voce, quella dolcezza complice… Ma come, non ti ha dato fastidio il cavalcavia? Certo, se hai guardato solo le stelle in cielo
Ah, non ci hai fatto caso a quei rumori? Chiaro: ascoltavi solo la sua voce...
Un aroma speziato vagamente orientale? Ma non parlavi di odore indefinibile?
Ah, non li hai visti i tizi strani? Avevi occhi solo per lui, ecco…
Insomma, due giorni di ferie spesi bene e lo lascerai sempre scegliere a lui l’hotel… Contenta tu! Noi del vagone abbozziamo e tanti saluti al tuo Giulio… anche se lo chiamavi Pietro tuo marito.


In Busta Chiusa n. 8, un progetto di Cartaresistente
Illustrazione di Davide Lorenzon
Su cartaresistete l’altro verso della busta (ancora chiusa)
Lettera H, di Katia Mazzoni

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Lettrice con fedele compagno

greyE.L. James, Grey (Mondadori)

Foto di Katia Mazzoni

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