Il gioco delle tre carte

In salita dal sottopassaggio scavalco una sporta e un trolley che bloccano le scale. La donna ha disteso sul marciapiede tutto il bagaglio faticosamente trascinato sul binario, ha aperto valige e borse e ha iniziato il gioco delle tre carte con il loro contenuto. Pacchetti passano da una all’altra con insondabile criterio, svuotando sacche per riempire borse, gonfiando valige, tendendo cerniere al limite, afflosciando sacchetti svuotati. Sfugge la logica dei travasi, ma non il contenuto dei pacchetti spostati: pezzi di carne congelata, con e senza osso che qualcosa mi dice arriveranno a destinazione in ben altro stato.

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Lettrice con Lee

Lee Child è l’autore di questo libro fotografato dal nordico Ammennicolidipensiero, ma di più non so. Solo che i pantaloni a fiori della signora sono in tinta con la borsa.

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Lettrice con otto montagne

Paolo Cognetti. Le otto montagne. Einaudi.

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Meditazione tra-stazioni

Le mani giunte in grembo, la schiena dritta che non tocca lo schienale, le gambe parallele, la testa in asse con la spina dorsale. Se ne sta immobile a fissare il posto vuoto davanti a sé. L’espressione sorridente potrebbe essere un inganno della mascella prominente, ma in ogni caso sembra aver trovato la sua pace interiore, forse il segreto per fare il pendolare senza logorarsi. Resta così per metà del viaggio, poi si rilassa, abbassa le spalle, si appoggia allo schienale, respira profondamente … e si attacca al cellulare.

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Amo il Rock

Il treno Rock è un gioiellino di comodità e di servizi. Non ultimo quello per le biciclette che non vengono appese a braccia in ganci sospesi (con fatica e goffaggine da stanchi pendolari)’ ma comodamente parcheggiate in vani che bloccano le ruote. E si, nel caso sia una bici a pedalata assistita c’è anche la presa per ricaricarla. La vita del pendolare può migliorare a ritmo di Rock.

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Il treno nei libri: L’animale femmina

Manuela Canepa. L’animale femmina. Einaudi.

All’inizio non riesco a vederlo.

La stazione non è mai particolarmente affollata a quest’ora ma è appena arrivato una Frecciarossa da Milano e ci sono una trentina di persone che scendono e attraversano il salone centrale. Mi ha dato appuntamento qui. Ha detto che l’avrei trovato seduto sulle panchine lungo il binario uno, che non sono molte. Deve prendere un treno per Bologna dove ha un’udienza alle quattro, e non ha tempo di ripassare in studio. Alla fine lo vedo. È solo.

[…]

Quando mi riconosce toglie il giornale piegato dalla sedia accanto a lui e mi invita sedere. Guarda dritto di fronte a sé, sul lato opposto del binario oltre le rotaie, dove c’è una panchina occupata da un senzatetto che dorme. Lo conosco, In pratica vive qui. A volte lo si incrocia anche in centro a chiedere l’elemosina, ma è raro. Non da problemi, non disturba mai nessuno. Una coppia di poliziotti gli passava vicino senza vederlo. Fa parte del panorama della stazione.

[…]

Di improvviso l’uomo si scuote, forse ha fatto un brutto sogno, e si sveglia. Si solleva sedere a fatica e si sfrega gli occhi col palmo delle mani sudice. Poi si alza lentamente in piedi. Di canto di dosso una busta di plastica vuota, due o tre fazzoletti sporchi accartocciati, e una lattina di birra che non raccoglie. E latina, che sembra pesante piena, rotola fino al ciglio del binario e Cade sulle rotaie. Lui si gira, attratto dal rumore. Si guarda intorno. Considera l’ipotesi di scendere a raccoglierla. Un controllore capisce le sue intenzioni e lo anticipa. Con modi gentili e fermi lo richiamo indietro, gli parla con calma. […]

Il controllore ha preso il barbone delicatamente sotto il gomito e lo sta accompagnando alla scala che scende nella galleria di collegamento dei binari. L’uomo è silenzioso.

Struscia i piedi. Ascolta con attenzione il controllore che gli parla.

[pp. 201-204]

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Crepe

Si sfalda. L’esterno del treno si sgretola, solcato dal sole come le nuche dei contadini chini sui campi da una vita. Crepe di superficie. La pelle aggrinzita di una vecchia inacidita dalla vita che caparbiamente si tinge le labbra di rosso in un gesto estremo di vanità o nel tentativo di non cedere alla senescenza. Così è la pelle del treno di oggi, coi finestrini rossi: resiste!

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Nuche da stazione 4

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Lettrice annusatrice di libri

Desy Icardi. L’annusatrice di libri. Fazi

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Filosofia da muro #152 (hat trick: Pendolante)

BarneyPanofsky

Una filosofia da muro su un treno, che è una cosa che capita spesso a chi fa il pendolante tutte le mattine. Inclusa quindi Katia che di nick fa proprio Pendolante, e che ringrazio per l’invio.

IMG_3567Il gelato è molto simile al Sammontana ma con le corna, la scritta a me fa venire in mente la famosa frase da muro “Dio ti ama, ma Satana fa quella cosa che ti piace con la lingua”, che potrebbe far venire in mentea chi legge un finale musicale con Mick Jagger, anche perchè qua c’è addirittura un cono -gelato- di mezzo.

E invece no, vi ribeccate Margo Timmins e i suoi fratelli che elaborano sul concetto di (essere) un angelo e (sembrare) un diavolo.

Barney

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