Colori di stazione

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Lettore con l’amica

Elena Ferrante. L’amica geniale. E/O

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Ragli notturni su tratta regionale

Spavaldamente entra, siede, parla. Ostenta spocchiosamente il tono di chi del mondo ha capito l’andamento e a tutti vuol farlo sapere. Della sua voce il silenzio del treno notturno amplifica il volume, con evidente sua soddisfazione. Solo zittisce a tratti per ascoltare o ridire d’un raglio gutturale che ferisce le orecchie e ad ogni battuta ritenuta sagace, o anche solo efficace, controlla l’effetto sugli sparuti viaggiatori.

Dai oh, almeno ad Asiago mangi bene… Il formaggio… Te lo metti in culo il formaggio? Oh ma da dove lo mangiii??

Ragilia

“… i Bigoli li fanno ovunque li… ma l’anatra era viva? … il becco l’hai mangiato te, eh?

Raglia

“Prima o poi tocca tutttiiii” canta.

“Alla sera mangi sughi pronti?… ti fa quelli della Barilla la tipa?”

E raglia

“È il suo cervello malato che ha dei problemi, minchia minchia… eh gioia dai, ti saluto si ciao… Si si, io sto bene, tanto peggio di così… “

E raglia, ma meno convinto.

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Invalicabile ingombro

Il molosso dorme disteso al centro del corridoio del treno, unito al padrone dal guinzaglio mollemente tenuto. Salgono i passeggeri e molti non vogliono oltrepassare quella barriera di muscoli e zanne. Alcuni si siedono nei sedili d’ingresso, altri cambiano vagone. Temerari due viaggiatori si inoltrano tra i sedili. Tentennano davanti al quadrupede che non li degna nemmeno di un occhio aperto, in pace col mondo, forte della sua stazza che non teme urti, continua a dormire. I due lo scavalcano, prima le zampe anteriori, poi le posteriori, schivando la coda. Incauto sarebbe pestargli un arto. Proseguono loro, rimane lui nel suo sonno profondo. Il padrone forse pure.

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Raffreddori di stagione

Grigio funzionario statale degli anni settanta. Nei colori, nella stempiata generosa, nella smorfia della bocca, nell’abbigliamento, nel collo inghiottito dal colletto della camicia, strozzato da una cravatta marrone, ricoperto da un mento trasbordante che la testa inclinata in avanti non snellisce. Si siede soffiandosi il naso in un fazzoletto stranamente di carta che sarebbe stato più in tono un bianco di stoffa con le righe ai bordi. Lo accartoccia e lo appoggia sul pacchetto, accanto al finestrino, a far bella mostra di sé. Senza montatura gli occhiali ovali sul naso, legge tutto il tempo qualche relazione tecnica sul tablet, o una striscia di fumetti virtuale o un più classico YouPorn. Allunga poi la mano verso il fazzoletto lordo e accartocciata, lo stende e di nuovo lo utilizza per rimetterlo poi nello stesso posto, incorniciato dal finestrino, oggetto in mostra nel museo dei disgusti ferroviari.

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Pranzo pendolare

Poi capita di essere in stazione all’ora di pranzo e da sacchetti e borse spuntano pasti pendolari più o meno organizzati: panini da casa, erbazzone dal forno, pasta del bar e l’immancabile McDonald’s. In ogni caso si riempie il buco della fame, ma non certo la soddisfazione da pasto.

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Ingresso di sala d’aspetto

Abolite le sale d’aspetto sui binari, cubicolo di mattoni in cui trovavano riparo i viaggiatori d’inverno, cambiata la destinazione d’uso di quelle interne alla stazione, trasformate in negozi, magazzini, bar, rimangono solo sedie sparse nell’atrio o nei corridoi, ma mai in numero sufficiente. Rare le sale d’aspetto sopravvissute. Spalla a spalla, gomito a gomito, schiena a schiena i viaggiatori s’accomodano per il tempo di una chiamata, di un cambio binario, di un treno a cui dare la precedenza. Le porte aperte dell’ingresso della stazione non garantiscono alcun riparo dalle intemperie, dal caos di chi entra ed esce, dello smog dei mezzi pubblici che si fermano sul piazzale. I pendolari no, non siedono in sala d’aspetto. Si ammassano nei sottopassaggi, si accalcano sui marciapiedi dei binari, arrivano calcolando i tempi al secondo quando i treni sono in orario, a volte correndo, più spesso aspettando quei minuti di ritardo che spesso permettono di non perdere il treno.

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Lettore con cultura

Irene Facheris. Creiamo cultura insieme. 10 cose da sapere prima di iniziare una discussione. Clön.

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Astuzie pendolari.

Il vero pendolare non teme nulla; riesce a dormire in qualsiasi condizione di luce. Basta qualche accorgimento, un trucco del mestiere, un’astuzia da viaggiatore quotidiano e l’isolamento è garantito. La sveglia prima dell’alba fa il resto.

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L’orto di stazione

Dopo gli orti urbani ecco i pomodori in stazione a Bologna. La foto, di mano in mano, da smartphone a smartphone, è arrivata a me tramite Trattodunione.

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