Filosofia da muro #112 (hat trick: pendolante)

BarneyPanofsky

E’ la seconda parte di un dittico involontario e non previsto dagli autori, che semplicemente hanno usato quasi la stessa tela.

Siamo infatti, incredibilmente, nello stesso bagno di questa scritta qua, e sempre Pendolante mi omaggia della nuova perla di saggezza:

IMG_4023(1)

Visto che pendolante e’ una signora che ha modi da signora, assumo che la ritirata ferroviaria sia per il gentil sesso. Questo sicuramente spiega la lindezza che si evince da questa foto e dall’altra, e l’assenza dei tipici graffiti da bagno dei maschi, che in genere decantano le lodi di Maila, porca e maiala, 335 xx58975 ore pasti. O declamano in centimetri l’amMore che Fausto potrebbe elargire agli interessati.

E’ quindi donna anche chi ha scritto la frase sopra, e siccome io sono uomo potrei rispondere alla domanda. Che e’ tipica, diciamolo, delle donne.

A cosa pensiamo quando stiamo zitti, noi maschi?

Spessissimo a nulla, ve lo assicuro…

View original post 38 altre parole

Annunci
Pubblicato in Uncategorized | 4 commenti

Le dimensioni contano

Un passo dallo spazio dei sedili al corridoio del vagone, e l’orizzonte improvvisamente si chiude. La mesta e silenziosa coda mattutina dei pendolari in discesa è nascosta verso l’uscita da un’invalicabile montagna umana incappucciata. L’obiettivo ad altezza d’occhi, l’immagine che si ricava dallo scatto mostra chiaramente il dislivello tra chi fotografa e chi è fotografato. E se il suo gigantismo è amplificato dal mio nanismo, è indubbio che l’uomo è di un’altezza al di sopra della media. Improvvisamente la sua mole si fa metafora della giornata che inizia, nel primo giorno della settimana, dell’ultimo mese dell’anno. Tutto sembra in salita, arduo, faticoso. Eppure dietro quel cappuccio in altitudine c’è un viso i cui occhi guardano un orizzonte aperto davanti a sé, sopra le teste altrui, in discesa libera su quello stesso inizio di giornata, di settimana di dicembre.
Che l’umore sia solo questione d’altezza?

Pubblicato in Vita da Pendolante | Contrassegnato , , , | 34 commenti

Il treno nei libri:

Valeria Parrella. Enciclopedia della donna. Aggiornamento. Einaudi, 2017.

Grand Tour

La manovalanza e i colletti bianchi sono di gran lunga da preferire ai professori universitari, ricercatori, associati, ordinari. Agli intellettuali in genere, e soprattutto agli artisti, agli scrittori, ai registi. Non ho casistica sui giornalisti, ma conto di farmela. Un impiegato di quarto livello contratto del commercio ha spalle larghe e solidissime e ha chiaro in testa questo: si scopa per scopare. Non c’è altro da aspettarsi e da chiedersi, c’è poco da stare a girarci intorno, parlarne, costruirci cattedrali di senso. Lo stesso dicasi per l’operaio, meglio se sindacalizzato, nei Carc, almeno la FIOM: il senso di lotta di classe affina l’animo lasciando la virulenza dell’azione. In qualche viaggio in treno alla volta di una città sepolta, quando dal finestrino già occhieggia lo sterminator Vesevo, mentre mi si spalancano i sensi di fronte allo spettacolo estivo delle ginestre: lì, seduta su quei sediolini di plastica incandescente, mi è accaduto di trovarmi compagni di viaggio degli operai della Fiat di Pomigliano d’Arco. A quattro a quattro seduti mentre dietro di loro si cominciava a intravedere l’opus latericium di una casa pompeiana. Li vedo sorridente nonostante la fatica che li attende: talamoni in tutto blu di denti bianchissimi, di labbra mediterranee e con un guizzo negli occhi neri che racconta come l’istinto sia amico dell’intelligenza. Energia, azione, rabbia sociale, mani larghe e possenti. Corpi di marmo che lavorano per mollicci industrialotti. Mi si apre l’anima a cotanto trionfo del genere umano.
Dopo, scesa dal treno, a passo svelto verso Ercolano cinerina, ancora mi chiedo perché il nostro vivere sociale mi ha impedito di andarmi a mischiare a loro quattro, perché non mi sono alzata e gli ho urlato quello che pensavo: POTERE AL PROLETARIATO. Invece sono scesa, e adesso devo stringere la mano a questo funzionario ministeriale incravattato è insulso, che per di più fa l’imbecille. Ma come può pensare di piacere a qualcuno, di far ridere una donna, mentre gli piove addosso, grigio, l’intero sui ufficio?
[pp. 27-28]

Pubblicato in Il treno nei libri | Contrassegnato , , , | 14 commenti

Blackout


7.26 del mattino. Si spengono le luci notturne in stazione. Sulla banchina del primo binario cala improvvisa un’oscurità non totale, ma tra il prima e il dopo la differenza conta. Un istante impercettibile di panico. Prima che la parte raziocinante del cervello unisca tutte le informazioni necessarie a identificare il fenomeno come esente da pericolo, tutti i presenti, dormienti a parte, vivono un istante di atavica paura del buio. Lo si vede nella ragazza che china la testa, nell’uomo che sbarra gli occhi, nella donna che irrigidisce le spalle, nella testa immobile che non tiene più il tempo degli auricolari. È solo un attimo, poi tutto passa e la luce del mattino vince e insinuandosi tra i pendolari trasforma i timori in attesa.

Pubblicato in Storie di banchina | Contrassegnato , , | 16 commenti

Lettrice con Strategia

W. Chan Kim, Renée Mouborgne. Strategia oceano blu: Vincere senza competere. Rizzoli

Pubblicato in Libri in treno | Contrassegnato , , , , , , | 4 commenti

Il passero di stazione

Passetta sul posto come un passero becchetta briciole sul marciapiede. Piccoli passi che lo fanno ruotare su sé stesso di 180 gradi. Sposta la punta e poi il tacco la raggiunge, prima un piede e poi l’altro. Cappotto scuro, età oltre pensione, l’uomo sul binario, oltre il finestrino, ha l’aria smarrita di chi non è di casa in stazione. Estrae dalla tasca del cappotto un pezzo di stoffa quadrato, bianco. Con lentezza lo dispiega. Una prima volta, una seconda, una terza, finché il fazzoletto non è aperto nella sua interezza di lenzuolo fuori misura, fuori tasca, fuori tempo. L’uomo lo sbatte come per risolvere le ultime pieghe, poi lo porta al naso e soffia. Poi, chiude la parte utilizzata del suo lenzuolo e ci ripiega accuratamente il resto sopra e con gesto antico di antico uomo di antichi tempi di antichi usi, ripone nella tasca il fazzoletto e ripercorre a ritroso i suoi passetti per ritornare nel verso dell’arrivo del suo treno, non avendo più motivi di dare le spalle a quella metà di pensilina.

Pubblicato in Uncategorized | 13 commenti

Il treno nei libri: Antologia di Spoon River

Edgard Lee Masters. Antologia di Spoon River. Mondadori, 2012 (ristampa)

Johnni Sayre

Padre, mai potrai conoscere
l’angoscia che afflisse il mio cuore
per la mia disobbedienza, il momento che sentii
la ruota spietata della locomotiva
affondare nella carne urlante della mia gamba.
Mentre mi portavano in casa della vedova Morris
sono riuscito a vedere la scuola nella valle
che marinavo per saltare di nascosto sui treni.
Ho pregato di vivere per almeno chiederti perdono –
e poi le tue lacrime, le tue rotte parole di conforto!
Dalla consolazione di quell’ora
ho guadagnato un’infinità felicità.
Fosti saggio e incidere per me:
“Sottratto al male futuro.”
[pp. 93]

Pubblicato in Il treno nei libri | Contrassegnato , , | 28 commenti

Lettore con Drayfus

Robert Harris, Natalie Zimmerman. D. L’affaire Drayfus revisitèe. Pocker

Pubblicato in Libri in treno | Contrassegnato , , , , , | 16 commenti

Suture

Lasciano cicatrici viaggianti

Pubblicato in Fotografia ferroviaria | Contrassegnato , , , | 19 commenti

Pendolare del futuro

Immagine | Pubblicato il di | Contrassegnato , , | 20 commenti