Lettore in rosa

Squilli di trombe! Abbiamo trovato il lettore con La gazzetta dello sport. O meglio, lo ha trovato Ammennicolidipensiero. La sfida era stata lanciata da Guido, che stanco di vedere lettori pendolari con trattati psicoanalitici, classici greci e latini, tomi danteschi, ci aveva sfidato a trovare un lettore del giornale rosa per eccellenza. La ricerca è stata ardua, ma alla fine AdP lo ha scovato e scommetto che ha fatto acrobazie per fotografarlo.

Guido, ha vinto qualche cosa?

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Lettore per un giorno

Massimo Bisotti. Un anno per un giorno. Mondadori

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Fotografie di un Raduno

Le pagine di cronaca romane stranamente non ne hanno parlato, ma sabato scorso un pugno di audaci blogger pendolari, si è aggirato per la capitale nel semestrale Raduno. Più che un meeting, una gita scolastica. Potrei spendere molte parole a raccontarvi tutto dal principio, dal Frecciarossa che dalle 7.30 del mattino ha raccolto in sequenza una modenese, un siciliano bolognese e una fiorentina per scaricarli a Termini dove si sono uniti a tre romani, una napoletana, un triestino romano, e una bolognese partita il giorno prima(*). Potrei parlarvi di Mazinga che doveva incontrare Camilla, ma non se n’è fatto niente (**), o di Orazio Labrador che ha un profilo su Facebook (verificate), del primo caffè romano e di Veronica che ci voleva portare a mangiare la Sorchetta Doppio Schizzo, ma non ci siamo azzardati, o della salita al Quirinale e il cambio della guardia che se n’è andata senza ricevere il cambio. Potrei raccontarvi del Pantheon e di Trastevere, che è uguale a una cartolina o della cartolina che è uguale a un murales perché ne è la fotografia, donata da Roberto ai commensali tra supplì, cacio e pepe, amatriciana, carbonara e rosso e bianco. E poi dell’Isola Tiberina, de La sora Lella, delle suore col bastone del selfie, delle foto sul ponte e del candelabro sperso nel Tevere, del Circo Massimo e della salita all’Aventino e il Giardino degli aranci in cui però non siamo entrati. Potrei dirvi che alle 17 abbiamo preso una metropolitana, ma solo perché Termini era lontana e i primi dovevano riprendere il treno per il rientro. Poi problemi di circolazione tra Firenze e Bologna e 45 minuti di ritardo per Napoli e le foto scambiate ancora sul treno del ritorno e i saluti sui social e il mio treno vuoto per tre ore quasi, sola su un Frecciargento così insolito quanto comodo che quasi ci arrivavo fino a Mantova dalla stanchezza, ma sono scesa a casa.
Potrei, ma stavolta ho deciso di lasciar alle foto il compito di raccontare.
Al prossimo Raduno.

C’è un’ape che se posa su un bottone de rosa, lo succhia e se ne va. Tutto sommato la felicità è una piccola cosa. TRILUSSA

(*) Modenese – Io
Siciliano bolognese – Marco
Fiorentina – Monica
Napoletana – Tiziana
Tre romani – Veronica, Bruno, Roberto
Triestino romano – Fabio
Bolognese partita il giorno prima – Silvia

(**) Mazinga è il robot giocattolo che Roberto fotografa in giro per Roma, Camilla è la piccola fotografa della Lego che Monica immortala in giro per il mondo. Sfortunatamente Camilla è stata dimenticata a casa.

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Lettrice che deve tacere

Lisa Unger. Devi tacere per sempre. Giunti.

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6° Raduno dei blogger pendolari: Roma 14 ottobre 2017

Ci siamo di nuovo. I blogger pendolari, che scrivono cioè di pendolarismo in treno, metro, bus, si ritrovano per la sesta volta in un raduno che è solo un pretesto per passare una giornata assieme. Dopo il solito giro di inviti, i soliti hanno aderito, qualcuno che non si vedeva da un po’ è tornato e qualcuno che viene sempre non può esserci. Poi ci sono quei due o tre che ci provano tutti gli anni a fare presenza, ma non troviamo mai la data giusta e tanto li vado a scovare a casa loro prima o poi. Si aggiungono un paio di ospiti di casa a Roma e il gruppo è formato. Chi siamo ve lo dirò al ritorno. Intano vi posso anticipare che ci si sono messi in tre ad organizzarci la giornata, Veronica, Fabio e Roberto e per l’occasione hanno fondato la…

Aridatece Trilussa Travelvi dà il suo benvenuto a Roma, città di (molti) vizi e (poche) virtù! L’itinerario scelto per voi partirà dalla Stazione Termini, luogo di perdizione per turisti spaesati, locali straniti e mendicanti molesti. Per evitare l’ingombrante incontro con tutte e tre le categorie, ci daremo appuntamento appena fuori dalla stazione…
L’itinerario prevederà diverse tappe che ci porteranno a mangiare a Trastevere:
Alle 13:30 siamo attesi con trepidazione, tappeti rossi e vaffa facile in un ristorante efficacemente testato e soprattutto aperto a pranzo (cosa che abbiamo scoperto non essere scontata!) e poi di nuovo in giro per Roma dove potremo ammirare cupole nei buchi, chiese bizantine e giardini con vista su Roma…. Il nostro improvvisato tour operator vi aspetta e declina ogni responsabilità su mezzi pubblici, abitanti e cassonetti 😀
P.S. Ultimo messaggio dal servizio meteo del nostro tour operator: siamo in piena ottobrata romana. Vale a dire che fa caldino al sole e la sera rinfresca. Consigliamo maglietta a mezze maniche o leggera a maniche lunghe e giacchino leggero sopra. Sciarpina per i più freddolosi 😀

Nei prossimi giorni il resoconto della giornata.

[Le parti in corsivo sono ad opera dell’Aridatece Trilussa Travel nella perdona di Veronica]

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La pashmina di Mau

Tutto è iniziato con Jack che tenta di vendere una pashmina a una turista tedesca a Singapore. A raccontarlo è Mau (Maurizio Vagnozzi) che dal suo blog, vitavissuta.com ti porta in giro per il mondo. Viaggia per migliaia di chilometri l’anno su “sigari volanti”, roba che una povera pendolare regionale si vergogna di quei due metri che si fa sul treno ogni giorno.
Siccome Jack è uno dei personaggi di cui spesso parla Mau, ho espresso il desiderio di conoscerlo, ma visto che non ho in programma viaggi a Singapore nei prossimi anni, Maurizio ha deciso di spedirmi Jack, o meglio, una delle sue pashmina.
Mi scrive Mau:

È una semplice pashmina, ma mi diverte pensare che – malgrado non ci siamo mai incontrati – ci sia un qualcosa che dalla mia “vita vissuta” arrivi sul tuo “pendolante”.

Perché poi tra blogger succede così, che magari non ci si è mai visti, ma nasce una simpatia fatta di commenti e “mi piace” e allora ci si ritrova su un binario emiliano con indosso una pashmina di Singapore ad aspettare di ricambiare con un bicchiere di Lambrusco una gentilezza “semplice” ma davvero grande.
Grazie Mau!

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L’Ammerricano

L’aveva sognata sin da bambino l’Ammerrica. Mica tanto per gli indiani e i cav-boi che pure gli piacevano un mucchio, più di tutti John Wayne – st’armadio d’uomo che nemmeno il furore di suo padre avrebbe potuto abbattere – ma per l’Alberto nazionale che si lasciava provocare dal maccarone dando al gatto e ar sorcio yogurt e latte e con la mostarda ci ammazzava le cimici. Che crescendo poi non si era mai saputo spiegare perché quella scena lo portasse verso l’altro continente, visto che era una chiara difesa della patria italica e di certo a lui lo yogurt gli faceva schifo. Comunque Un americano a Roma sapeva recitarlo a memoria e in paese tutti lo sfottevano da sempre, dimenticando il suo nome e chiamandolo semplicemente l’Ammmerricano. Lui non è che fosse proprio una cima, ma lo capiva che sotto sotto lo prendevano in giro, però quel nome se lo portava con orgoglio e prima o poi in America ci sarebbe andato e gli avrebbe fatto vedere a tutti. Ma poi si era messo a lavorare nell’officina sotto casa come garzone, che dopo le medie c’era bisogno pure di quei pochi soldi in casa e non aveva più smesso. S’era fatto grande tra ruote e motori Fiat, ma sognando Ford e Chevrolet. Poi, strano a dirsi, l’occasione gli capitò quando la ragazza che doveva sposare scappò dal paesino senza dare spiegazioni e senza restituire l’anello di fidanzamento che gli era costato quasi un mese di stipendio. Per anni aveva risparmiato per sposarla e ora si trovava sì senza moglie, ma coi soldi sufficienti per andare in America. E non aveva mica perso tempo a disperarsi, semplicemente era partito con un bagaglio di inglese maccheronico e una sacca di vestiti buttati dentro alla boia d’un Giuda. Nessuno aveva più avuto sue notizie per parecchi mesi e quando era tornato il suo inglese non era poi migliorato di molto ma al posto della sacca si portava a tracolla una borsa con la bandiera astellestrisce e ai piedi un paio di scarpe fosforescenti che erano il suo orgoglio. In molti si accalcarono davanti alla porta dell’officina, che il padrone ce lo aveva tenuto il posto, per farsi raccontare dell’America e lui raccontava mentre lavorava, ma sempre teneva qualche aneddoto da usare come merce di scambio per cicchetti al bar. E Ammerricano ora era un nome che si usava col rispetto che si deve a chi i suoi sogni aveva avuto il coraggio di inseguiti. Fu solo dopo alcuni mesi dal suo ritorno che qualcuno per strada, dal marciapiede opposto gli urlò: “Oh, Ammericano, mò perché sei tornato? finito i soldi?”
La sua risposta non arrivò mai dall’altra parte della strada, portata via dal rombo di una moto di passaggio, ma c’è chi giura di avergli sentito dire che gli mancavano i maccaroni.

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Lettrice con la paranza

Roberto Saviano. La paranza dei bambini. Feltrinelli

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Finali a sorpresa

Scritta su zaino studentesco in spalla ad un incappucciato autunnale che non rinuncia ancora al pantalone corto. Mi sobbalza davanti per metà sottopassaggio prima che riesca a decifrarla. Mi ci incaponisco sopra, rallento, mi adeguo al passo svogliato dello studente che un po’ commuove col sacchetto della merenda in mano.

Reduce da alcuni giorni di fermo forzato, mi è scoppiato pure il raffreddore. Reduce da alcuni giorni di fermo alla mi auto è scoppiata la batteria. Brutta sorpresa di lunedì mattina. Il meccanico l’ha resuscitata, ma ormai il treno è perso quindi mi concedo quel pedinamento da sottopassaggio per scoprire poi che il mio treno è ancora sul binario. In ritardo. Segnalano la partenza. Salgo le scale di corsa, il primo vagone è vuoto, buio, porte sprangate. Il secondo pure, in lontananza il capo treno tiene aperta una porta per i ritardatari. Io sono l’ultima della fila. Corro. La terza carrozza è disabitata, così la quarta e la quinta. Prima che arrivi alla successiva, il capo treno da il segnale e il treno mi parte davanti svelando presenza umana di pendolari stipati solo nelle ultime 4 carrozze. Col fiato corto mi avvio al binario 2 pensando con poca simpatia sia al capo treno che allo studente incappucciato, ma mi consolo con l’arrivo imminente del treno successivo di cui, appena sul binario, viene annunciato il ritardo di 25 minuti. A quel punto ho bisogno di un capro espiatorio e visto l’inflazione di ferrovieri in questo ruolo, mi rifaccio con lo studente, il suo zaino e quella scritta: Mi piacciono i tuoi occhi. C’è dentro il mio lieto fine. Ecco, ringrazia che quegli occhi non sono i miei, che oggi non garantisco il lieto fine.

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Aste e cartoni

Per un attimo ho pensato che il tolkeniano Gandalf avesse abbandonato il suo cavallo Ombromanto per viaggiare in ferrovia. D’altronde non è da tanto che ho avuto una Visione della Terra di Mezzo sui binari e certo i treni pullulano di orchi, uruk-hai e altre creature che starebbero benissimo in un romanzo fantasy. Ma a ben guardare il bastone del ragazzo – che si distingue dagli altri viaggiatori solo per quell’asta sospetta – non assomiglia a quello dello Stregone Grigio. Una breve ricerca in rete mi ha indirizzata sulla disneyana Malefica, ma nemmeno quello mi pare il bastone giusto. Forse è un’asta originale creata dal ragazzo per magie ferroviarie. Non mi lancio in elenchi scontati di desideri pendolari, ma ben capite che un’invenzione simile andrebbe brevettata e nemmeno Harry Potter potrebbe competere in popolarità.
Aspettando Lucca Comics

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