La Maria passa in stazione

 Pomeriggio di rientro da giornata lavorativa. Appoggiata a una colonna metallica della tettoia Liberty che copre il binario (bruno ruggine per la precisione, con innesto di grondaia mediante fascette, di diametro ed altezza ignoto), ero assorta nella lettura in tablet di post su blog non pendolari. Improvvisa una presenza percepita con la vista periferica, s’appoggia all’altro lato dello stesso sostengo. Divisi da una colonna. Non abbastanza da coprire un odore invadente, intraprendente, impudente, illegale, punibile dalla legge. Provato da tempo il legame diretto tra olfatto e memoria emotiva, quel fumo di sigaretta erbosa rollata manualmente, bussa – percuotendola – alla sede cerebrale dei ricordi e mi trasporta in epoche lontane, in spazi – ma soprattutto tempi – remoti. Ritrovo certe facce, stanze, abbigliamenti, discorsi. Tutto nel tempo di passaggio di un vagone di merci in transito. Secondi. Intanto l’ombra s’allontana dalla colonna, ma la curiosità pendolare, prepotente, impone di seguire la scia odorosa per vederne il portatore (sano o insano che lo si voglia considerare). D’obbligo lo scatto.

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Un covo di lettori

covo

Un covo di lettori in treno, con Voci dal silenzio sullo sfondo.

Paolo Algranati, Voci dal silenzio. Diario di uno psichiatra anomalo
(Elèuthera)

http://www.eleuthera.it

Foto di Ammenicolidipensiero

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 Come Together

 Come Together. Stati Uniti, 2016. Diretto da Wes Anderson.
Interprete: Adrien Brody.
Marchio commissionario: H&M

Questo spot natalizio-ferroviario rientra nella nuova tendenza delle aziende di affidarsi a registi importanti per pubblicizzare il proprio marchio. Merito di Anderson e dell’interpretazione ironica di Adrien Brody, il video immerge in un’atmosfera surreale e romantica che richiama il film Il treno per il Darjeeling del 2007 dello stesso regista e con lo stesso interprete.

Trama

Il treno H&M Lines Winter Express a causa brutto tempo nel giorno di Natale è in ritardo di oltre 11 ore. Il capo treno annuncia l’inconveniente ai passeggeri, tutti vestiti con riconoscibili abiti e accessori del marchio che si pubblicizza con questo video, e si scusa per il ritardo che rovinerà i piani delle feste di molti di loro: per rimediare promette che entro 20 minuti verrà servito un piccolo brunch natalizio nella carrozza ristorante.

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Anonima pendolare

 
Ha il raro pregio di vaporizzare gioia attorno a sé come un erogatore di fragranze profuma ambiente, ma senza il fastidio di quegli odori chimici. La capo treno, con la solita allegra cortesia, procede lungo il vagone chiedendo ai passeggeri i titoli di viaggio. La sua presenza infonde e diffonde buon umore. Non solo dispensa sorrisi sinceri ai viaggiatori, ma ricorda i visi di chi ha l’abbonamento, togliendoci per un attimo dalla massa anonima dei pendolari per restituirci un’identità e farci sentire individui riconoscibili. Pochi istanti, una domanda retorica “lei è abbonata, vero?”, poi passa oltre, ma ti ha regalato un buon inizio di giornata. Ecco, oggi non è successo. Non mi ha riconosciuta, nemmeno in extremis, e nonostante la cortesia immutata, mi ha rilanciato nel pozzo degli ignoti, dei volti sconosciuti, dei senza nome, dei Tizio-Caio, dei “senta lei” … A parte evidenti turbe della personalità, mi sa che ho esagerato col taglio di capelli.

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Lettrice con gli spiriti

img_1756Carlos Ruiz Zafón, Il labirinto degli spiriti (Mondadori)

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Gruppo in gita

  Approfittando del ponte del patrono, stamattina cambio tratta abbandonando (con un netto guadagno) la Modena-Reggio Emilia per la Bologna-Venezia. I più attenti noteranno che tra l’inizio della prima è quello della seconda tratta, c’è uno scarto di parecchi chilometri coperti dalla sveglia a orario da censura e dall’autostrada soporifera e semi deserta. Il treno è un Regionale Veloce scovato nell’elenco di quelli garantiti nonostante lo sciopero. Origina a Bologna e lo immagino pieno di pendolari, ma con sorpresa riusciamo (che la famiglia ha voluto unirsi a me nel brivido dell’avventura ferroviaria) a sistemarci al centro di in un vagone vuoto al piano superiore di un Vivalto. L’incubo si prospetta quando un’intera classe superiore riempie metà del vagone inglobando i nostri posti tra quelli occupati dagli studenti. L’allarme si dipinge sul viso di mio marito quando vede i miei occhi sgranati con lacrima da cartoon giapponese sospesa nel vuoto. A quel punto la professoressa invita gli studenti alla calma che (nel caso non l’avessero notato) si trovano in un vagone con altre persone. Per un attimo m’illudo, ma la proff ha solo preso fiato e raduna i suoi studenti annunciando loro “vi voglio raccontare una cosa”. Il primo problema è che i nostri sedili sono in mezzo ai loro quindi veniamo circondati da adolescenti in piedi che respirano sulle nostre teste, facendoci sentire ingiustamente intrusi. Il secondo è la flemma con cui l’insegnate inizia un racconto ricco di dettagli inutilmente minuziosi che ha lo scopo di informare i ragazzi sul probabile andamento della loro gita: sciopero dei treni, assenza per malattia della guida alla mostra, impossibilità di sostituirla, pioggia tutto il giorno. A quel punto ci alziamo dirigendoci in testa al vagone liberando i posti che permetteranno al gruppo di ricompattarsi, garantendo a noi un viaggio tranquillo, lasciandoci il caos alle spalle. Per ora.  

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Manga di coppia

mangaHiromu Arakawa, Fullmetal Alchemist
(I grandi classici manga – Panini Comics)

Foto di Katia Mazzoni

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Lettrice con la giurisprudenza italiana

La mano potente della legge

giurisprudenzaLa giurisprudenza italiana (Rivista mensile – Utet)

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Immagini di pendolari autunnali 4

  

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Ipotetici Incontri 

Sul binario centrale la valigia sorregge la donna già esausta, ma gli occhi vigili vagano attorno alla ricerca. Di cosa, di chi, non è affare nostro. Inquieta, non s’accontenta d’attendere il treno di tutti, ma aggiunge un suo personale aspettare. Chi, che cosa, è faccenda privata.
Oltre le rotaie, il marciapiede del binario 1 rigetta: dal sottopasso pendolari in uscita, dal fabbricato viaggiatori invece, passeggeri in partenza sbucano dalle porte del bar, della tabaccheria, giornalaio, biglietteria. Un riversarsi di corpi estranei da sopra a sotto e da sotto a sopra il livello dei binari  che genera minuti di caos pendolare. Fermo nel mezzo del movimento degli altri, un uomo al primo binario guarda il marciapiedi centrale con le mani nelle tasche e il berretto in testa. Unisco i punti del gioco enigmistico e congiungo la stanca viaggiatrice col freddoloso viaggiatore creando una figura ipotetica di corpi legati. Si muove lui verso la scala del sottopassaggio, s’attarda lei per poi fare lo stesso tragitto sul binario opposto. Si può immaginare un ritrovo in abbracci di due che si corrono in contro, si oltrepassano invece sulle scale del sottopassaggio, uno in salita, l’altra in discesa. Nemmeno uno sguardo. Estranei che infrangono il gioco che m’ero inventata. Solo un uso comune di pubblici spazi.

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