Quotidiano lettore per Guido

L’amico Guido, milanese, sostiene che qui in Emilia i treni regionali siano frequentati da un élite di lettori colti. Non che io abbia intenzione di smentirlo, più per campanilismo che per amore di verità, ma visto che mi ha sfidata a trovare un lettore di quotidiani, ho colto il guanto e gli presento un fedele de La Repubblica. Lo so Guido che avevi chiesto la Gazzetta dello Sport, ma sono sicura di riuscire a trovarne una, prima o poi. 

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Piccione a colazione

Un pestare ritmico ed enfatizzato su terreno friabile. Un fruscio d’ali di stormo in atterraggio. Sul piazzale della stazione, lato parcheggio bici, c’è movimento. Un uomo ha svuotato due borse di pane secco per terra e diligentemente lo sta frantumando e spargendo a creare un piccolo angolo di paradiso per tutti i piccioni nelle vicinanze. Planano da ogni latitudine per nulla intimoriti dalla presenza umana. I pendolari continuano a parcheggiare o prelevare bici dalla rastrelliera senza turbare l’attività del “piccionaro” (presumo l’equivalente ornitologico delle grattare) ma nemmeno dei piccioni che zampettano e svolazzano beccando quell’inaspettata e gratuita colazione. 

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Il fastidio di Katia

Ci sono categorie di persone che soffrono più di altre di fastidi cronici, vuoi perché sono sottoposte più spesso a stimoli nocivi, vuoi perché di natura poco pazienti. Appartenere ad entrambe le categorie è privilegio di pochi, ma non mi pare il caso di vantarmene più di tanto. Posso enumerare svariati comportamenti umani che mi infastidiscono, soprattutto nel mio viaggio pendolare, ma ce n’è uno che esula dal contesto e vanta un primato non solo di immediatezza della risposta (nervosa) allo stimolo (fastidioso), ma anche di longevità, considerando che affonda le sue radici nell’infanzia, originato da qualche episodio evidentemente traumatico che ho radicato per sempre nelle mie nevrosi. E’ il rumore di persone che masticano, bevono, suggono, risucchiano, ruminano, biascicano, insomma nel semplice esercizio del nutrirsi emettono suoni oltre la fisiologica necessità. Intendiamoci, cibarsi è rumoroso, ma per alcuni di più. C’è chi riesce a sganasciare senza alcun motivo anche…

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Marcia forzata

7.30 di venerdì mattina. I due piccoli seguono a passo veloce la madre nel sottopassaggio. Lui a malapena arriva ai sette anni, lei ne ha qualcuno in più. Trottano trascinandosi un trolley a testa tentando di sostenere il ritmo della madre che li distanzia di alcuni metri, senza mai girarsi in dietro. La ragazzina regge bene, ma il maschietto porta anche un piccolo zaino colorato che lo ingombra. E’ la sorella a girarsi per alleggerirlo del peso, facendosi carico del suo bagaglio supplementare, aggiungendolo al proprio.
L’altoparlante annuncia l’arrivo di un treno. Finalmente la madre si ferma, alza una mano a imporre l’alt e con tutto il fiato che ha emette un “shhht!” I figli si pietrificano sul posto, i pendolari la guardano perplessi. Allunga il collo verso l’alto la donna, tende l’orecchio. Ascolta tutto l’annuncio poi da il via alla carovana: ci si può rimettere in marcia.

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Fidelity

Non lo vedevo da un po’ in treno il gentiluomo. Più o meno mio coetaneo, serietà, contegno, compostezza elegante, sempre rasato, basette larghe e lunghe. Spesso lavora col portatile infilando occhiali da lettura che poi toglie. Sempre solo. Quando capita mi cede il passo in corridoio o in salita/discesa e mi tiene aperta le porte tra i vagoni. Raramente un sorriso. Solo uno sguardo: un cenno di ringraziamento il mio, un “si figuri, dovere” il suo. Col tempo i suoi occhi hanno smesso di darmi del lei per passare a un più famigliare tu e stamattina non è capitato che mi cedesse il passo, lo ha fatto capitare. Pur avendo ampiamente spazio e tempo per passare, ha aspettato che mi infilassi la giacca e lo guardassi negli occhi, per provare quel sottile piacere di cedermi il passo. Un cenno del capo, un quasi sorriso e me lo sono lasciata alle spalle per il solito caffè al bar della stazione. E nell’allungare soldi e tessera fidelity al solito cassiere, gli chiedo di ricaricarla di 5 anni invece che di 5 euro, forse sperando di poter scalare il mio tempo anagrafico, o aumentare il credito di anni pendolari. Comunque sia il barista mi ha sorriso comprensivo incoraggiandomi con la computa dei giorni mancanti al fine settimana. 

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Filosofia da muro #85 (hat trick: Pendolante)

BarneyPanofsky

Stavolta dovrei dire chapeau, perche’ la pendolatrice modenese mi spedisce l’immagine qua sotto da uno dei corridoi di collegamento tra le linee 4 e 12 della Metro di Parigi. Stazione Marcadet-Poissonniers, per la precisione. La sua precisione, chiaramente.

E’ un’opera mista, pennarello su cartellone pubblicitario, come possiamo vedere qua sotto:

VeLOGAN

Si annuncia sul cartellone l’uscita di “Logan”, capitolo forse finale della saga del mutante piu’ amato dalle donne, Wolverine. Scopro addirittura che il film sara’ proiettato a Berlino, fuori concorso.

Una mano ignota -non si sa se burlona o appassionata- ha trasformato il LOGAN a caratteri cubitali in un VEGAN, e per completare l’opera mi fa notare Katia che lo stesso pennarello ha cancellato pure “son” davanti a “heure est venue“. Per cui, a una lettura attenta il cartellone adesso recita VEGAN heure est venue. Immagino le feste, a base di hamburger di tapioca…

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Traumatici rientri

La fissità dello sguardo è sintomatica del trauma da rientro serale su volo low cost. Parigi è vicina: bastano due ore per riportarti a casa e cambiate mondo, prospettiva, clima. Tuttavia svegliarsi dopo poche ore e riprendere a pendolare su un regionale invece che viaggiare in metrò, è un duro colpo, soprattutto pensando al lavoro arretrato accumulato in questi giorni di godimento parigino. Unica nota positiva del viaggio è la temperatura più alta. Che è già qualcosa. Il sussiegoso studioso attempato che mi sta di fronte, sottolinea il suo tomo lanciando sguardi schifati al mio tablet. Anche l’odore dei treni è diverso. 
La foto invece è precedente alla partenza che oggi i viaggiatori mi sembrano tutti ugualmente spenti. Per fortuna poi c’è il viaggio in bicicletta che mi aiuterà a svegliarmi. E il viaggio di rientro sarà già meglio. 

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Metropolitana parigina


Non ho ancora pubblicato nulla da Parigi, nonostante sarò di ritorno domani. Ecco alcuni scatti, ovviamente dalla metropolitana.

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Basquiat sul treno

Michel Nuridsany, Basquiat. La regalità, l’eroismo e la strada
(Johan & Levi)

Foto di Ammennicolidipensiero

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Linguistica tra le gambe

Edoardo Scarpanti, Elementi di linguistica generale e applicata (Gruppo Editoriale Viator)

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