Ufficio movimenti

Affacciata sul marciapiede del primo binario, la vetrata dell’Ufficio Movimenti riproduce, speculare, la porzione di stazione che ha di fronte. Marciapiedi di binari, rotaie, treni e viaggiatori. Volutamente riflettente, la vetrata nasconde chi ci lavora dietro, ma fa da specchio ai passanti che difficilmente ignorano quell’opportunità di esercitare, indifferenti, quote di variante e innocua vanità. Chi si sbircia passando, chi si ferma ammirando, chi telefona guardando, chi si scopre osservando, chi guarda specchiando. 
C’è movimento davanti alla vetrata a specchio dell’Ufficio. Dietro si immagina qualcuno in pausa di noia lavorativa che osserva quello schermo a vetrata, quell’affaccio sul mondo stazione e forse si diverte a scimmiottare o segna su un apposito registro una X per ogni viaggiatore che si sta lì a specchiare. 

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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22 risposte a Ufficio movimenti

  1. Enri1968 ha detto:

    Ciao! Bella foto e il testo del post ci sta!

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  2. rodixidor ha detto:

    Un momento di riflessione.

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  3. chi selfia pendolando.

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  4. TADS ha detto:

    penso sia una valida postazione per osservare la varia umanità, le persone che si specchiano non sapendo di essere osservate tendono assumono atteggiamenti spontanei

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    • Pendolante ha detto:

      è vero, di solito è così, ma specchiarsi con un’intera stazione alle spalle non aiuta la spontaneità 😉 di solito sono sguardi fugaci. In pochi hanno il coraggio di fermarsi spudoratamente

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  5. massimolegnani ha detto:

    sempre intriganti i tuoi spunti fotografici: se qualcuno osserva i vostri spostamenti dietro i vetri a specchio, allora quello è l’Ufficio Movimenti Pendolari
    🙂
    ml

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  6. Guido Sperandio ha detto:

    Ehilà, lo sai che sei brava a fare i temi? Ti stai preparando alla… maturità?

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  7. 321Clic ha detto:

    I vetri riflettenti mi fanno sempre venire in mente Tom’s Diner di Suzanne Vega.

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  8. gialloesse ha detto:

    Immagine densa e importante.

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  9. gattaliquirizia ha detto:

    ho sempre il timore di guardarmi in specchi “pubblici” (vetri di macchine, vetrine di negozi…), forse proprio per il timore che, dall’altra parte, spunti la testa di qualcuno che si gode il mio siparietto. certo, a volte cado anch’io in tentazione, ma quando poi mi accorgo che il vetro è come quello dell’Ufficio Movimenti, scappo via due volte imbarazzata. non saprei come spiegarlo, ma è come se, l’impossibilità di guardare all’interno, mi metta in una condizione di asimmetria e disparità.

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    • Pendolante ha detto:

      Capisco perfettamente. Ci hanno insegnato che la vanità è un peccato quindi specchiarsi è cosa da farsi in privato o in contesti codificati (negozi, parrucchieri…) Però a me è capitato di essere dall’altra parte del vetro (non questo in particolare) e trovo sia anche interessante vedere come la gente si guarda, cosa guarda si sé. Poi mi viene in mente la scena di Novecento dove la ragazza si specchia nell’oblò della nave è il pianista, Novecento, compone una melodia guardandola

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