Fantasmi sulle scale

1399977159924L’uomo emerge dal buio salendo le scale del sottopassaggio. Un’occhiata, un’impressione confusa, un cortocircuito della memoria: lampi d’immagini, fatti, atmosfere. Tento, ma non ricordo il nome. Frugo nei ricordi dei miei sedici anni per ritrovare un volto che non può essere qui ora.
È il quartiere operaio, quello povero degli emigrati, allora italiani. Col motorino, in pochi la macchina, si arriva in polisportiva, il ritrovo della compagnia la sera, la domenica pomeriggio. Dalla sala dei tornei, Scala 40 o Pinnacolo, viene il dialetto delle imprecazioni, le liti per le giocate sbagliate, la carta scartata prima, dopo, troppo tardi, troppo presto. Partite intere ridiscusse, analizzate, riportate a memoria con punteggi ricalcolati su ipotetiche giocate alternative. Poi la Briscola dei vecchi, giocata a “segni” che distorcono i visi solcati e scoprire che i carichi sono maschi e femmina a seconda che stiano sopra o sotto, in una visione patriarcale degli amplessi. Ai tavoli davanti al bar i vecchi, che le bariste a loro sembran giovani. Scollatura sempre in mostra, pantacollant a segnare troppe curve e un apprezzamento colorito si può fare. Fuori i bambini sulle altalene e noi ai videogiochi, al biliardo a volte, a far passare il tempo tra un Tetris e un gelato e gli amici che arrivano alla spicciolata, in sequenza casuale, che non c’è un appuntamento preciso: si va in “poli” che qualcuno lì si trova. E lì conosco il mio fantasma; quel viso un po’ più grande che appare all’improvviso e una simpatia giovane fatta di occhiate e poche frasi. Un approccio, due parole, ma c’è tempo, niente fretta, tanto “ci si becca in giro”. E gli amici “lascia stare, sta in brutti giri quello”. Bici trafugate, un po’ di fumo, altro forse, ma è gentile. Passa il tempo, ci si perde, la compagnia si sfalda, il mondo è grande.
image Lo ritrovo dopo anni, sul giornale. “Lo hanno sparato”, chiuso in un baule e in una piccola città la notizia fa scalpore. Anche in me. Giri troppo grandi, gente troppo furba. Poi il ricordo perde consistenza, sfuoca. Non lo so più quel nome, non mi viene. Cancellato dalla mente.
Dalle scale del sottopassaggio l’uomo emerge nella luce e guarda una che lo fissa.

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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29 risposte a Fantasmi sulle scale

  1. vagoneidiota ha detto:

    La bellezza delle tue parole è in grado di trasportarmi ovunque. E percepisco il viaggio tra la gente ai bordi del quartiere operaio.
    Grazie per ogni fotogramma.

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  2. stravagaria ha detto:

    Hai reso perfettamente l’atmosfera di quelle sale, spoglie e un po’ fumose dove le voci si alzano a discutere delle giocate. Sei brava! 🙂

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  3. Niko ha detto:

    Bel post 🙂
    Peccato per l’amico, ciao carissima

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  4. filippomariafabbri ha detto:

    Altro che pennellate, qui abbiamo la purezza e il realismo di un Tiziano che si prendono per mano con il respiro e l’atmosfera di Chagall e Van Gogh… brividi

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  5. Miss Fletcher ha detto:

    Sì, sei proprio brava, hai ricreato un’atmosfera in maniera perfetta.

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  6. tiptoetoyourroom ha detto:

    Concordo anch’io, l’atmosfera era visibilissima. Mitici i vecchi che si facevano i segni!! 🙂

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  7. pegappp ha detto:

    Bellissimo post.

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  8. uh come mi hai fatto pensare a quella sensazione, quel tempo sospeso di quando in un volto riconosci qualcuno ma non capisci chi, e inizia il tormento della ricostruzione mentale che non dà pace finché non trova risposte…

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  9. the quiet man ha detto:

    La Madonnina, tra la via Emilia e il Bronx.

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  10. Melusina ha detto:

    Quanta suggestione, e che bel controllo della prosa!

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  11. danae67 ha detto:

    Bellissimo. Intenso. L’ho riletto una due tre volte.
    Mi ritrovo (spesso) nella nostalgia, quando la memoria riporta al presente momenti del passato. Molto brava.

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  12. Calikanto ha detto:

    Bravissima! Un pezzo stupendo 🙂

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