Vite in viaggio: Il professore

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Sin dalla tenera infanzia, in quegli anni ’50 della ricostruzione post bellica, le sue favole della buona notte erano state i racconti di guerra che ascoltava in famiglia. Le nefandezze dei nazifascisti, le gesta dei combattenti partigiani… Eppure, come molto più tardi capì, non c’era mai retorica in quelle storie, mai una semplicistica divisione in buoni e cattivi. Forse perché suo padre era maestro di scuola, ma ad ogni aneddoto o episodio, veniva dato un corollario di prima e dopo, di causa ed effetto. Una famiglia antifascista la sua che, come molte in quelle terre, contava i propri caduti. Come lo zio Anselmo, fratello minore del padre, sulla cui morte in guerra nessuno diceva mai molto. Era l’unica storia di cui in famiglia non si parlava e quando tentava di saperne di più, si doveva arrendere a un muro di omertà. Crescendo imparò ad evitare l’argomento, ma la sua passione per le storie e la Storia lo portò prima a studiarla all’Università, poi ad insegnarla nei licei. Per quarant’anni aveva cercato di illuminare giovani menti, di far breccia nell’indifferenza adolescenziale con fortune alterne, ma di grande soddisfazione.
Fu alla morte del padre che trovò le lettere dello zio Anselmo. Tutte datate 1944, tutte provenienti da Salò. La sorpresa fu grande, uno schok. Lo zio Anselmo era repubblichino! Le lesse avidamente quelle lettere che iniziavano sempre con un bollettino metereologico: “Salò, oggi sole”, “Salò, nebbia fitta”, “Salò, nevica”… Proseguivano col racconto della giornata, degli avvenimenti, dei sentimenti di affetto e nostalgia per la famiglia. Non c’era astio, livore, accenni alla differente ideologia.
Quelle lettere, conservate con cura eppure sciupate da una lettura ripetuta, fecero luce sui silenzi del padre e finalmente capì quella sua strana abitudine di cercare ogni mattina le previsioni del tempo del Bresciano.
Da alcuni anni, ormai anziano professore in pensione, anche lui, dopo il caffè della mattina, leggeva “che tempo fa” a Salò, ripercorrendo così le strade della Storia.

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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14 risposte a Vite in viaggio: Il professore

  1. vagoneidiota ha detto:

    Leggerti è un balsamo.
    E mentre sento il treno dondolare, osservo quella foto che fa parte delle tue parole, della tela e dei colori asciutti e bellissimi con cui, oggi, hai voluto dipingere.
    Perché è un bianco e nero che si trasforma, muta, e fa bene al cuore.
    Da v a v
    Darrius – get down to this loving

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  2. stravagaria ha detto:

    Lo ammetto, questa è la “rubrica” che preferisco. Riesci a stanare dagli oggetti storie che hanno sempre lo spessore della realtà vera. Buon lunedì 🙂

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  3. Miss Fletcher ha detto:

    E condivido il pensiero di Viv, questa tua rubrica è la mia preferita, hai la capacità di vedere storie e vite e di saperle raccontare soltanto vedendo alcuni oggetti posati su un sedile.
    E questo è il caso, molto bello il tuo racconto Katia, attendo il prossimo episodio di Vite in viaggio!
    Un bacione!

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  4. lacantatricecalva ha detto:

    Cara Pendolante ho proprio voglia di sapere cosa ascolti mentre pendoli 😉 ti ho taggata https://lacantatricecalva.wordpress.com/2015/04/28/mood-music-tag/ ti va di giocare?

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    • Pendolante ha detto:

      Ma grazie di aver pensato a me. Ti devo però confessare che non ascolto musica in treno. Non ho brani sullo smartcoso, nemmeno uno. Ascolto musica in macchina, ma solo se viaggio con mio marito, perché la mia “macchina da stazione” ha solo una radio senza lettore. Ascolto musica se riesco a sdraiarmi sul divano a leggere (se). Ascolto musica in casa mentre faccio le pulizie, ma spesso è il momento in cui mia figlia fa i compiti… la musica mi manca.

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  5. Aldievel ha detto:

    Sei molto brava Katia… Leggerti è sempre un piacere.
    Ciao! 🙂

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