San Geminiano, il Patrono – Le Città Raccontate di Cartaresistente

Tempo fa scrissi per la rubrica Città Raccontate dell’ormai chiuso Cartaresistente, dieci racconti sulla mia città: Modena. Uno di questi riguardava il giorno del Patrono.
Oggi è quel giorno e qui lo ripropongo. La voce narrante è quella di san Geminiano.

Anche quest’anno se n’è andato il giorno, quello a me dedicato. Non è il mio compleanno – chi lo sa quando sono nato esattamente – ma vengo ugualmente festeggiato. È ancora buio e la città si riempie d’ambulanti; bancarelle d’ogni tipo, mercanzie, cibi, urlatori che vendono magie: sminuzzatori di verdure, pentole a più strati, aggeggi per pulire vetri e pavimenti… prodigi di modernità che solo in fiera puoi trovare. I modenesi arrivano con calma, invadono le strade cittadine. S’incontrano, guardano, comprano, parlano, mangiano: Piadine con salsiccia, cipolla e peperoni. La porchetta. Anche la torre Ghirlandina viene aperta.

A casa dal lavoro tutti quanti, che quello è il giorno mio, la festa del Patrono. Geminiano mi chiamavo, ma anche ora e tra una bancarella e l’altra in centinaia mi vengono a trovare che sto nel mio sarcofago mortuario. Il Duomo me l’hanno costruito attorno e il Wiligelmo m’ha dedicato sei formelle intere, scolpite sulla porta laterale. E nella cripta della cattedrale ci sto sdraiato da milleseicento anni, che non è mica poco, v’assicuro. Oddio, di me non c’è rimasto molto, ma ho ancora addosso gli abiti liturgici, perché son stato Vescovo, quand’ero. Di Modena il secondo solamente, che erano tempi ancora di pagani, il 350 d.C. o meno – e chi se lo ricorda esattamente. Comunque solo in questi giorni vedo gente. E quanta! E non è mica detto che tutti sian devoti. È tradizione. Si va a vedere il santo, in fila, senza agitazione. Qualcuno porta borse della spesa, acquisti da mercato, alcuni han telescopici bastoni che serviranno a tormentare ragni, ma no, non li sgridate, che volete, non è mancanza di rispetto; fa allegria. Che avrò mai di speciale, chiederete. Sono santo come tanti dopotutto. Fui io che la salvai ‘sta cittadina. Si era nel 451, già stavo nella tomba da un bel pezzo, quand’ecco che Attila e i suoi Unni scendevano in pianura. I modenesi s’eran spaventati e pregarono il mio nome e che volete: li ho ascoltati. Ho fatto scendere una nebbia così fitta che gli Unni son passati, lasciando i modenesi indisturbati. Mi amarono talmente, gli scampati, che coniarono monete col mio viso e l’Università mi dedicò il sigillo. Negli anni poi mi sono rifatto vivo, salvando nuovamente questa gente dall’impeto del fiume, la corrente, che travolgeva argini e animali, allagando campi, strade, casali.
Tanto legata è la mia vita ai modenesi che son chiamati geminiani dai foresti.
Pensate che per darmi maggior lustro, da quarant’anni esiste la “Corrida” a cui, nemmeno a dirlo, io do il nome. Si bloccano le strade cittadine e i modenesi si cimentano nella corsa, poi tutti in fiera per riprender fiato e vedi mai che non si sia mangiato.
Sì, certo, c’è anche chi la schiva questa festa, ma ogni cittadino che c’è stato riporta a casa un piccolo pensiero, di solito dolciumi o caramelle, per far partecipare chi è mancato. Gli portano “la fiera”, qui si dice. Però non la capisco questa cosa: perché proprio il 31 gennaio? Ma rendermi gli omaggi in piena estate? Fa un freddo biricchino in questi giorni; son quelli “della merla”, lo sapete. Sì, certo, le campagne son deserte, però già il giorno 17 c’è sempre un’altra fiera cittadina, quella di un altro santo venerato. E allora cosa fanno i modenesi? S’inventano un’usanza di regali: le donne agli uomini per Sant’Antonio Abate e viceversa nelle mie giornate. Che non è per essere maliziosi, ma quello è protettor degli animali e poveretti questi maschi geminiani.
Io qui ora taccio e mi ritiro. La tomba è stata chiusa di sicuro e se vi par che abbia peccato di superbia… bé pazienza! Ho un anno intero per fare penitenza.

Foto di Filippo Maria Fabbri

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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4 risposte a San Geminiano, il Patrono – Le Città Raccontate di Cartaresistente

  1. Tratto d'unione ha detto:

    Simpatico e di buon carattere questo Geminiano 🙂

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  2. stravagaria ha detto:

    Hai fatto bene a riproporlo, visto che Cartaresistente non ha “resistito”… 😉

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