Cortesie all’uscita

Nello spazio ristretto del corridoio del vagone le due fila di viaggiatori in discesa si danno le spalle: una per ogni uscita, alle due estremità della carrozza (ammesso ovviamente che entrambe le porte siano agibili). In orario di punta le due code sono così lunghe da fondersi in una sola, ma divisa a metà da contrarie direzioni di marcia. A guardarle dalla banchina sembra che i viaggiatori siano reduci da una lite interna al vagone, si siano allineati in opposti schieramenti ideologici, ma certo condizionati dalla posizione del proprio sedile che raggiugnere la coda dalla testa o la testa dalla coda non è certo cosa facile in quell’affollamento.
All’avvicinarsi della stazione i pendolari si alzano dai sedili con un margine di errore calcolato in anni di viaggi casa-lavoro e difficilmente tocca loro correre per guadagnare l’uscita, salvo un sonno particolarmente profondo o un libro particolarmente interessante. Da questo tempismo si possono distinguere i pendolati dai viaggiatori occasionali che già a metà viaggio si sono piazzati sulla piattaforma per la discesa. Nei pochi secondi che precedono l’arrivo in stazione la fila che si è formata tra i sedili attende tranquilla per poi procedere agilmente una volta aperte le porte e iniziata la discesa. Il galateo pendolare, mai scritto, ma tacitamente condiviso, fa cedere il passo a chi ancora si deve immettere nella coda dal proprio sedile, scambiando brevi cenni e sorridi d’intesa che possono occasionalmente dilungarsi in eccessive smancerie per cedere i diritti di precedenza, subito risolte al primo mugugno di disappunto proveniente dal retro della fila. Le porte di vetro dei vagoni, quelle che separano i sedili dalla piattaforma di discesa, vengono tenute aperte da chi le oltrepassa finché la mano di chi li segue non sostituisce la loro ad adempiere allo stesso compito e cosi via fino all’ultimo viaggiatore della fila. Si deroga a questa abitudine solo quando un passeggero, seduto nel sedile solitario dietro la porta, decide di fornire un servizio gratuito di portineria a scapito del propio bicipite, sottovalutando il peso della porta stessa. Raggiunto il limite di sopportazione, il gentile portiere decide di smontare dal turno a volte mollando la presa senza segnalazione preventiva. Capita allora che il malcapitato pendolare di passaggio ci lasci la testa. Può succede a tutti prima o poi… fidatevi, io lo so!

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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22 risposte a Cortesie all’uscita

  1. Marcello Trombetti ha detto:

    Se uno in metropolitana non fa con calma quando esce si rimane bloccati li dentro e non esci più

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  2. (non vedo l’immagine, ma temo sia un problema del mio browser)

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  3. Fancyhollow ha detto:

    Cortesie automatiche e inconsapevoli… Per quello funziona! 😁

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  4. stravagaria ha detto:

    Com’e che in aereo nessuno cede di buon grado il passo a chi deve immettersi nella fila dal sedile? Più educati i pendolari ferroviari? Buon lunedì!

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  5. marco1946 ha detto:

    Alle volte il “mugugnino di disappunto” sale a toni piuttosto bruschi.
    Almeno qualche anno fa. E’ dal 2008 che non pendolo più…

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  6. rodixidor ha detto:

    Ci dai speranza allora. In questo mondo ordinato di file parallele che si svolgono, che si intersecano, che si muovono con ritmi stabiliti, con movimenti prefissati, in un muto procedere di particelle c’è ancora chi perde la testa. Buongiorno a tutti quelli che la testa l’hanno già perduta o prima o poi lo faranno. 🙂

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  7. lepastelbleu ha detto:

    nel mio piccolissimo “pendolo” vedo esattamente quello che descrivi con arguzia e tenerezza. Come sempre: brava!

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  8. massimolegnani ha detto:

    questo procedere all’uscita sta tra il meccanismo ben oliato ma asettico e il rito fatto di piccoli affetti tra gli adepti di una setta non tanto segreta.
    ml

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